di Fabio Toni
La maschera con filtri di tipo B – ce n’erano oltre cento nel magazzino aziendale – avrebbe potuto salvargli la vita. Ma Diego Bianchina quel giorno non la indossava. Era la prima volta in vita sua che eseguiva quell’operazione di travaso: i suoi compiti all’interno del reparto erano altri. Ad ucciderlo è stata una concentrazione di acido solfidrico tre volte superiore alla dose letale. Una reazione scatenata dal contatto fra l’acido cloridrico versato nel contenitore e il sale (Insol) presente all’interno in quantità massiccia. Inutili i soccorsi. Diego Bianchina se n’è andato così, in quel maledetto primo dicembre del 2009. Aveva soltanto 31 anni.
Il processo Giovedì mattina davanti al tribunale di Terni si è tenuta l’udienza del processo che vede imputate tre persone per omicidio colposo: Antonio Bufalini (dirigente responsabile dell’unità produttiva e datore di lavoro di Bianchina), Walter Maffeo (dirigente responsabile area tecnica e servizi) e l’amministratore delegato della ThyssenKrupp Steel Europe in rappresentanza della multinazionale tedesca. I primi due sono difesi dagli avvocati Andrea Garaventa ed Ezio Audisio, mentre la difesa dell’azienda è curata dagli avvocati Cesare Zaccone e Antonio Giannini.
Patteggiamenti Durante l’udienza preliminare del maggio 2011, in tre avevano chiesto e ottenuto di patteggiare una pena di un anno con i benefici di legge: Michele Pelini (impiegato responsabile degli impianti ecologici), Rodolfo Maria Borzacchini (quadro responsabile della manutenzione energia e servizi) e Marcello Brunelli (impiegato tecnico preposto all’esecuzione dei lavori).
Testimoni Nell’udienza di giovedì mattina davanti al giudice Angelo Matteo Socci, sono stati ascoltati tre testimoni. La prima a parlare è stata Rita Palmini, ispettore del servizio Psal dell’ex Asl4, che ha ripercorso con puntualità le verifiche svolte successivamente alla tragedia. «Le cisterne da riempire erano sei – ha riferito in aula – ed erano state prelevate da un altro reparto. Prima di svolgere quell’operazione, dovevano essere adeguatamente bonificate. Il problema è sorto perché di norma tutto ciò viene svolto in un’altra area dell’impianto e attraverso una procedura diversa». Al datore di lavoro dello sfortunato operaio, l’Asl ha contestato diverse violazioni relative al mancato utilizzo dei dispositivi di protezione, oltre a carenze riguardanti la formazione del personale, le misure di prevenzione e la valutazione dei possibili rischi.
Rinvio Dopo l’ispettore sono stati ascoltati un funzionario dei vigili del fuoco intervenuto sul posto e un tecnico dell’Arpa. Quest’ultimo ha confermato come attraverso dispositivi adeguati – nella fattispecie una maschera con filtri di tipo B – la tragedia si sarebbe potuta evitare. I testimoni hanno risposto alle domande del pm e dei legali difensori dei tre imputati, la cui linea è quella di dimostrare come le responsabilità soggettive siano già emerse con i patteggiamenti conclusi nel corso dell’udienza preliminare. In aula erano presenti anche i familiari della vittima nei confronti dei quali la Thyssen Krupp ha già disposto e liquidato il risarcimento attraverso la propria assicurazione. Nella prossima udienza, fissata per il 13 giugno, verranno ascoltati altri testimoni citati dall’accusa, rappresentata in aula dal viceprocuratore onorario Patricia Turilli.
