di F.T.
Al processo Asm è stato il giorno dei consulenti dell’accusa, il fisico e bioingegnere Antonietta Gatti e il chimico ambientale Roberto Mastracci. I due periti hanno risposto alle domande del pm Elisabetta Massini, del collegio giudicante e, nel caso della dottoressa Gatti, anche di una parte dei legali difensori dei venti imputati. Al termine l’udienza è stata aggiornata al 9 dicembre.
Antonietta Gatti, fra i massimi esperti mondiali di nanopatologie – ovvero patologie umane o animali indotte dall’inalazione o dall’ingestione di polveri molto sottili – ha riferito circa le analisi svolte all’inizio del 2008 sui fanghi e sulle polveri dell’ex inceneritore Asm, dopo i prelievi svolti dalla Forestale in diversi punti dell’impianto.
«Sostanze tossiche» «Nel materiale esaminato – ha detto il perito – abbiamo trovato numerose sostanze come ferro, cromo, piombo, nichel ma anche argento probabilmente legato alla combustione di rifiuti ospedalieri, zinco, tungsteno e altre ancora. La tossicità di tali sostanze è intrinseca e legata alle dimensioni ridotte delle particelle che raggiungono non solo i polmoni, ma anche il sangue e gli organi interni. L’accumulo può causare patologie anche molto gravi».
‘Alt’ Un’esposizione, quella del perito, ‘stoppata’ dai legali difensori che hanno chiesto di fare riferimento solo agli argomenti oggetto della perizia e quindi della deposizione – la composizione chimica dei residui di lavorazione -, piuttosto che ad aspetti medici e patologici. Un’istanza accompagnata da un concetto di fondo: «Non esistono indici né limiti di legge che vincolino la presenza di tali sostanze, comuni in ogni caso a tutti i processi di incenerimento di rifiuti».
Inceneritori Sollecitata sull’argomento dal presidente del collegio giudicante, Massimo Zanetti, la dottoressa Gatti ha poi detto di essere «contraria all’incenerimento dei rifiuti. Credo di possano percorrere altre strade – ha aggiunto – e gli esempi di Sidney e San Francisco lo insegnano».
L’altra deposizione Il consulente ambientale Roberto Mastracci ha invece riferito circa i sopralluoghi e le analisi documentarie svolte sull’inceneritore di Maratta. Diverse le irregolarità riscontrate dal perito dell’accusa che ha parlato di «rifiuti in ingresso non conformi, con scarti di macellazioni e altri rifiuti organici aggregati alla frazione secca» e di «diverse certificazioni relative ai rifiuti in ingresso, risultate poi false».
Rifiuti sanitari Rispondendo alle domande del pm Elisabetta Massini, il perito ha fatto riferimento anche ai rifiuti sanitari: «L’impianto era autorizzato a bruciare solo quelli provenienti dal sistema sanitario dell’Umbria. In uno dei primi sopralluoghi ho invece verificato la presenza di rifiuti di altre regioni».
Rifiuti pericolosi In riferimento ai residui della combustione (ceneri e fanghi) secondo Roberto Mastracci in alcuni casi sarebbero «usciti dall’impianto come rifiuti non pericolosi per poi essere smaltiti in discarica con costi significativamente inferiori. In realtà – ha aggiunto il perito – erano pericolosi e i veri parametri non figuravano nelle relative certificazioni». In un altro passaggio il consulente ha parlato della temperatura di incenerimento che, stando ai report sequestrati, in alcuni casi sarebbe «scesa al di sotto del limite di rischio che può causare la produzione di diossine».
Il processo Nella prossima udienza il contenuto della deposizione del consulente sarà oggetto di controesame da parte delle difese che puntano a smontare pezzo per pezzo il castello accusatorio della procura. Quest’ultimo si articola in un duplice filone: il primo, ambientale, è ancora attivo nonostante le prescrizioni. In particolare le accuse riguardano le presunte violazioni nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti (incluso lo scarico di reflui inquinanti nel fiume Nera) e il superamento dei limiti imposti per le emissioni nell’aria. Il secondo filone riguarda invece il mobbing che sarebbe stato attuato nei confronti di alcuni dipendenti ritenuti ‘scomodi’.
