di Massimo Colonna
«Non lasciate spazio all’odio razziale nei vostri cuori». Con queste parole Diego, il fratello di David Raggi, sgozzato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, ha lanciato, tra le lacrime, un nuovo appello alla pace e alla tolleranza nel momento più difficile e più duro per sé e per la sua famiglia. Il tutto accanto al feretro del fratello, in Duomo, al termine della cerimonia funebre officiata dal vescovo di Terni Giuseppe Piemontese martedì pomeriggio. Una folla oceanica in piazza e nella basilica. Tutti uniti per assistere David nel suo ultimo viaggio.
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No all’odio «Dopo tutto quello che abbiamo fatto oggi e nei giorni scorsi – ha quasi urlato Diego Raggi con voce strozzata dalle lacrime – voglio ancora vedere quanto odio razziale è rimasto nei vostri cuori. Non lasciamo spazio alla violenza». Un boato di lacrime e applausi ad accompagnare le sue parole, poco prima che il feretro di suo fratello lasciasse la cattedrale, accolto dal calore di centinaia di cittadini accalcati in tutti i modi nella piazza antistante il duomo. A quel punto i palloncini sono stati liberati in cielo, sulle note di ‘How to safe a life’, del gruppo rock statunitense ‘The Fray’.
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Caino e Abele Toccante l’omelia del vescovo Piemontese, dopo che il sindaco Leopoldo Di Girolamo ha letto il passo del libro della Genesi in cui Caino uccide Abele. «Caino chiede al Signore: ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’ Sì, siamo noi i custodi dei nostri fratelli. Siamo noi i custodi della vita umana, dei tanti Abele che sono sulla terra. E ciascuno, cominciando da se stesso, può alimentare scelte e sentimenti di rispetto, di legalità, di vita sobria, di equilibrio nell’uso dei beni per prevenire lo stordimento della ragione che porta inevitabilmente a risentimenti, ritorsioni e contro violenza che prima covano nel cuore e poi finiscono per alimentare la saturazione del clima rissoso. David era un giovane generoso, amante della vita, che con la sua testimonianza, insieme a tanti giovani, contribuiva a purificare l’aria della nostra città dai virus che favoriscono violenza, insicurezza, intolleranza, razzismo».
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La morte non è niente Straziante la lettera della cugina di David, ripresa da un brano del teologo britannico Henry Scott Holland. «La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace».
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Vita nuova «Cari giovani e tutti qui riuniti – ha proseguito il vescovo Piemontese – il ricordo di David ci rattrista, ma è anche motivo di speranza e di incoraggiamento a metterci al servizio dell’amore creativo, nella cura di chi è nel bisogno, nel rispetto della legalità, nella condivisione di saperi e di cultura, nell’impegno civile e sociale. E anche nella riscoperta della fede in Gesù Cristo, Dio fatto uomo e fratello di ogni uomo, morto e risorto perché ognuno abbia la vita piena e vera. La Messa che celebriamo esprime la certezza della vittoria del bene sul male e della vita sulla morte. Questo per noi e per David è il momento del commiato. Questo è il momento dell’arrivederci».
