Un'aula del tribunale di Terni

di Massimo Colonna

Abbandonate prima dalla madre, poi dal padre. E una di loro finita anche tra le braccia di un orco. È la terribile storia di due sorelline minorenni nate in Italia da genitori nigeriani, raccontata nelle aule del tribunale di Terni martedì mattina, nell’ambito del processo che vede alla sbarra il padre delle ragazzine e suo cugino, accusati rispettivamente di maltrattamenti e abbandono di minore e di violenza sessuale su minore. Davanti al collegio dei giudici (presidente Massimo Zanetti, a latere Angelo Matteo Socci e Federico Bona Galvagno) si svolta la prima udienza del procedimento che ha visto sfilare alcuni testi dell’accusa, mossa dal pubblico ministero Elisabetta Massini.

Presenti in aula Ad ascoltare le testimonianze c’erano anche il padre e una delle due sorelle. La storia è emersa nel 2013, ma i fatti contestati, secondo la ricostruzione degli inquirenti, iniziano anni prima. Tutto inizia quando la madre parte dall’Italia per tornare in Nigeria, lasciando le bambine, all’epoca di 7 e 4 anni, con il padre. Questi, professione ambulante, lavora fuori città e spesso lascia le figlie sole anche per lunghi periodi, affidandole a vicini di casa e ad un suo cugino. I disagi economici non mancano: spesso le bambine si ritrovavano senza acqua o corrente elettrica. Tanto che i vicini hanno anche raccontato agli inquirenti di aver spesso visto le due giovani di notte andare a prendere l’acqua con dei secchi dalle fontanelle in strada.

I primi dubbi Nel gennaio 2013 però la maggiore si presenta in questura, all’ufficio minori. Vuole sapere come poter tornare a scuola, visto che è stata male e gli insegnanti non la riammettono in classe senza  certificato medico. A quel punto entrano in scena anche i servizi sociali, che dopo una prima indagine decretano l’allontanamento dalla casa paterna delle ragazze, affidandole ad una connazionale vicina di casa.

Il diario Ad un tratto anche la vicina di casa dichiara di non potersene più occupare. Le ragazzine allora sono affidate ad una struttura protetta. A quel punto iniziano a parlare, mostrando agli assistenti sociali anche i loro diari, dove avevano annotato anni di maltrattamenti e sofferenze. La sorella maggiore inoltre aveva anche descritto la violenza sessuale subita, quando aveva 12 anni, da parte del cugino del padre.

La denuncia In quel diario, per gli inquirenti, c’era anche di più. Episodi di percosse, minacce, maltrattamenti, addirittura il padre aveva messo del peperoncino negli occhi della minore per punirla dopo aver sbagliato un compito. Terrorizzate, le ragazze non avevano mai denunciato la cosa per paura del padre. Gli agenti della seconda sezione della squadra mobile, che hanno condotto le indagini, hanno trovato riscontri anche in merito alla violenza sessuale, dato che la ragazza nel suo diario aveva descritto perfettamente il luogo in cui si era consumata e alcuni particolari del suo assalitore. In più nelle sue pagine aveva scritto: “Non riesco ad avere rapporti di amicizia con i maschi, appena vedo un uomo che mi guarda in modo strano corro più velocemente che posso …”.

In aula Martedì mattina in aula sono stati ascoltati alcuni testimoni citati dall’accusa, alla presenza anche della sorella maggiore. I due imputati sono difesi dai legali Claudio Biscetti e Luisa Venturi, i quali respingono le accuse mosse dalla procura. La prossima udienza è fissata alla fine di giugno.

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