I familiari di Marianna Vecchione in aula (foto archivio U24)

di Fabio Toni

Lo avevano anticipato negli istanti successivi la sentenza di condanna e ora, con in mano le 30 pagine di motivazioni, sono pronte a ricorrere in appello. La difesa di Giuliano Marchetti e le parti civili, da due punti di vista diametralmente opposti, chiedono che venga rivista la sentenza dello scorso 26 luglio. Il secondo grado di giudizio è atteso per la primavera del 2013.

Giuliano Marchetti, 44 anni, era stato condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio dell’ex compagna Marianna Vecchione, uccisa con un colpo di fucile. Il gup, con le modalità del rito abbreviato, aveva riconosciuto le attenuanti generiche, equiparandole all’unica aggravante: l’abuso di coabitazione all’interno della casa di via Brodolini dove i due vivevano. Per il giudice non c’era stata premeditazione.

Un punto di vista che i familiari di Marianna Vecchione, rappresentati dall’avvocato Massimo Proietti, hanno sempre contestato. «Stiamo preparando il ricorso da discutere davanti alla corte d’assise d’appello – spiega l’avvocato Proietti – perché a nostro giudizio l’omicidio è stato premeditato». Un’aggravante, questa, contestata in aula dal pm Barbara Mazzullo ma esclusa nel primo grado di giudizio. «Non sappiamo se anche la procura di Terni intenda ricorrere – afferma il legale delle parti civili -. Per noi si tratta di una scelta auspicabile e forse indispensabile ai fini dell’esito finale. L’augurio è che ciò avvenga».

L’altro ricorso che verrà depositato nei prossimi giorni, è quello dell’avvocato Roberto Spoldi, difensore di Giuliano Marchetti. «Stiamo analizzando le motivazioni della sentenza. Abbiamo 45 giorni di tempo per formalizzare l’appello. Sicuramente – spiega il legale – contesteremo l’aggravante e chiederemo che venga riconosciuto il carattere colposo e non doloso dell’evento».