di Fabio Toni
«L’ho uccisa perché voleva separarsi e perché mi impediva di vedere nostro figlio. Lo teneva sempre con sé e ieri (il 13 aprile, ndr) gli ha anche impedito di venire a pranzo a casa mia». La confessione resa da Franco Rinaldi al sostituto procuratore Elisabetta Massini è tutta in queste parole, pronunciate lo scorso 14 aprile, poche ore dopo aver ucciso brutalmente la moglie, Giuseppa Corvi.
Il dramma L’uomo si era presentato poco dopo le 8 sotto l’abitazione della donna, in via del Fringuello, aspettando il momento giusto per entrare in azione. Dopo aver indossato una tuta da imbianchino, con tanto di cappuccio, guanti e copri scarpe, ha suonato al campanello. Giuseppa Corvi non aveva potuto tentare neanche una reazione: il suo assassino l’aveva colpita a freddo con un martello, rompendole la testa, per poi finirla con una serie di coltellate al collo, alla schiena e al fianco. Gli agenti della volante intervenuti su chiamata di una vicina che aveva sentito le urla, lo avevano trovato su un terrazzo, con ancora addosso gli abiti insanguinati.
Perizia psichiatrica Martedì mattina i legali difensori dell’uomo – gli avvocati Emidio Gubbiotti e Riccardo Falocco – hanno depositato una richiesta di incidente probatorio, sottoforma di perizia psichiatrica, su cui dovrà esprimersi il gip Simona Tordelli. «Nei colloqui avuti presso il carcere e nelle precedenti udienze – scrivono i due legali nella richiesta – Franco Rinaldi è apparso confuso, palesemente distaccato, frastornato e non ancora pienamente consapevole». Da qui la necessità, secondo gli avvocati Falocco e Gubbiotti, di «procedere con una valutazione tecnica da parte di un medico specialista, per comprenderne lo stato di salute, verificarne la lucidità e la capacità di autodeterminazione». In sostanza i legali di Franco Rinaldi ritengono «plausibile che possa aver commesso il delitto in uno stato di transitoria, seppur gravissima, condizione di ridotta capacità di comprendere e agire razionalmente».
