di Fabio Toni
Per l’accusa, le mazzette sarebbero servite a far chiudere un occhio sull’esecuzione di alcuni lavori di ristrutturazione e in particolare sul rispetto del capitolato d’appalto. Opere eseguite su alcuni beni culturali presenti sul territorio provinciale come l’ex monastero delle orsoline e la chiesa di San Francesco a Calvi dell’Umbria, la Porta Ternana situata all’ingresso del centro storico di Narni e il museo delle armi con sede a Terni. Ogni funzionario avrebbe ricevutom di volta in volta, 25-30 mila euro per ogni lavoro. Ma anche utilità varie, cesti natalizi e buoni benzina.
Sette rinvii a giudizio e un abbreviato Lunedì mattina il gup Pierluigi Panariello ha rinviato a giudizio sette persone con l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Si tratta di Raffaele Davanzo, responsabile della sede distaccata di Orvieto della soprintendenza per i beni culturali dell’Umbria, Orazio Baldoni e Vincenzo Angeletti Latini (entrambi funzionari delle belle arti di stanza rispettivamente a Perugia e a Roma). Oltre a loro, dovranno difendersi in aula anche Antonio Antonelli, Maurizio Giorgi, Giuseppe Calleri e Giovanni Bianchi. I primi tre operano con ruoli diversi all’interno dell’Olimpo srl di Roma, l’azienda incaricata di eseguire i lavori di restauro. Durante l’udienza preliminare c’è anche chi ha scelto di accedere al rito abbreviato. Si tratta di Marco Anzuini, dipendente di una delle aziende coinvolte nell’inchiesta, condannato a un anno con la sospensione della pena. L’inizio del processo è stato fissato per il 2 luglio 2013, davanti al tribunale collegiale.
L’operazione La vicenda emerse nel novembre del 2008 con un’operazione della guardia di finanza di Terni. Un blitz che sfociò in quattro arresti e diverse perquisizioni all’interno di abitazioni e uffici da cui saltarono fuori documenti compromettenti e un ‘tesoro’ di 250 mila euro, ben custodito all’interno di una cassaforte di una ditta romana. Denaro già suddiviso in mazzette con dei nomi scritti in cima. Tutti elementi decisivi per l’indagine coordinata dal procuratore capo Fausto Cardella e dal sostituto Barbara Mazzullo.
