di F.T.
Un ternano di 52 anni, G.M. le sue iniziali, pluripregiudicato, è stato condannato dal tribunale di Terni a due anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia. Lunghissima la lista di episodi addebitati al soggetto che per mesi, in particolare dopo la separazione, ha reso la vita impossibile all’ex moglie. Tanto da finire in manette.
Vita di inferno Alla base del processo, le decine di querele sporte dalla donna durante la convivenza e anche in seguito. Fra i numerosi episodi, spesso avvenuti in presenza della figlia della coppia, al tempo minore, figurano percosse – schiaffi, capelli strappati -, minacce, pedinamenti. In un caso, durante un’aggressione, le aveva anche rotto il cellulare per evitare che potesse chiedere aiuto.
Minacce inquietanti Dopo la separazione le cose non erano affatto migliorate, anzi. L’uomo era solito appostarsi in prossimità dell’abitazione per impedirle di uscire. In un caso le aveva anche squarciato le gomme dell’auto. Condotte che avevano finito per coinvolgere anche il lavoro della donna, titolare di un negozio, con tentativi di effrazione e irruzioni improvvise accompagnate da minacce inequivocabili. Come quando le aveva urlato: «Non avrai pace finché non ti vedrò stesa come un manifesto» e che «avrebbe dovuto chiamare il 118, non il 113».
La condanna In uno degli ultimi episodi, prima dell’arresto, era entrato di forza nell’auto dell’ex moglie e aveva iniziata a prenderla a schiaffi. A fermarlo erano state le urla della figlia che aveva cercato in ogni modo di frapporsi, attirando l’attenzione di alcuni passanti. La condanna inflitta dal giudice Angelo Matteo Socci, il linea con la richiesta avanzata dal pm Lidia Pennacchi, è stata a due anni di reclusione. Intanto il legale dell’uomo, l’avvocato Francesco Mattiangeli, si dice «pronto a ricorrere in appello».
