di Marco Torricelli
Eccolo qui, davanti a me. Si chiama Luca Galletti. E smentisce. Sì, è l’uomo che, per conto della Curia ternana, opera all’interno di diverse società con interessi immobiliari. Ma garantisce: «Non ho la cittadinanza maltese e non ci sono mai nemmeno stato, a Malta».
Un errore Strano, però, che nei documenti relativi alla Goma s.r.l. di Viterbo, dopo la dicitura ‘cittadinanza’ ci sia scritto proprio Malta: «Si saranno sbagliati a scrivere. Grazie di avermelo fatto notare, provvederò a far correggere». Va bene, andiamo avanti. Iniziamo dalla girandola di società nelle quali risulta sempre il suo nome? «Volentieri – dice Galletti – perché deve capire che, trattandosi di tante iniziative diverse, intraprese negli anni, ci siamo trovati a collaborare con soggetti diversi, in luoghi anche lontani l’uno dall’altro e si è reso necessario, allora, dar vita a società specifiche. Da alcune delle quali, peraltro, sono già uscito». E confessa che non vede l’ora di «poter tornare, io che nasco contadino, a coltivare la terra».
L’ARRIVO DELL’AMMINISTRATORE APOSTOLICO E I DUBBI SUI CONTI
Il buco Io a capire ci provo. A fatica, ma ci provo. Quello che mi risulta più difficile è comprendere come sia possibile che, alla fine di questo giro vorticoso e facendo il totale, si registri il segno ‘meno’ seguito da una cifra con tanti, ma tanti zeri: «Io non posso certo fornirle i dettagli – spiega pazientemente Luca Galletti – ma mi impegno a chiedere ai responsabili dell’amministrazione, lei saprà che io sono solo il direttore tecnico, di farglieli avere». Sarebbe davvero gentile, ma intanto mi potrebbe dare qualche indicazione: «Ma certo. Le anticipo che sono in corso tre procedure, una delle quali in stato molto avanzato, per la dismissione di altrettante proprietà». Di che si tratta? «Se l’amministrazione mi autorizzerà, lo saprà». Ma almeno mi può dire se, con quelle operazioni, i bilanci torneranno a sorridere? «Come le dicevo, non posso certo parlare di cifre, anche perché non ne sono a conoscenza». Non resta che sperare nei «responsabili dell’amministrazione».
La reputazione Anche perché mettere le carte in tavola permetterebbe di fare chiarezza e, nel caso, spazzar via quelle nubi che potrebbero rivelarsi dannose anche per l’immagine dell’ex vescovo, monsignor Vincenzo Paglia: «Che non merita certo di essere messo in discussione», scandisce Galletti. Però, certo, che i dipendenti si siano rivolti proprio alla Cgil, non deve essere stato piacevole: «Intanto si tratta di una minoranza – spiega – e poi, guardi che non è successo nulla di diverso rispetto a quanto non succeda in altre realtà lavorative. Il personale, negli anni, è aumentato di molto e, in un momento come questo, probabilmente si è pensato di cercare, piuttosto che licenziare qualcuno, forme contrattuali che potessero far risparmiare un po’».
La committenza Già, il personale è cresciuto di molto. Un po’ come gli impegni, i progetti e, ça va sans dire, le spese. Illuminante, per certi aspetti, è rileggere oggi quanto scrisse, nel lontano 2003, il compianto monsignor Carlo Chenis, allora segretario della pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa, in relazione alla costruzione della nuova chiesa di Santa Maria della pace a Valenza, alla quale lavorò, tra gli altri, l’architetto Paolo Portoghesi: «Monsignor Vincenzo Paglia – scriveva – ha saputo in questi anni configurare una committenza capace di riunire il genio di artisti e di architetti molto diversi». Come il pittore Stefano Di Stasio, che lo raffigurò in una delle tavole realizzate per la chiesa, salvo poi correggere il dipinto: «Un giorno venne – racconta il parroco di allora – e disse che doveva fare un intervento. Quando se ne andò, il vescovo, che prima era dipinto di fronte, appariva di spalle». Forse un soprassalto di modestia, nonostante che il già citato monsignor Carlo Chenis, commentando l’attivismo dell’ex vescovo, scrivesse che «tali considerazioni potrebbero sollevare la domanda sulla questione economica. Sono però convinto che quando si è geniali nel commissionare cose belle, lo si è anche nel recuperare le risorse, nell’attrarre gli sponsor, nel coinvolgere la collettività». Lui, almeno, ne era certo.
