di M. To.
Adesso il ‘caso’ diventa politico. E contro il sindaco Di Girolamo e l’assessore Armillei – che avevano replicato con asprezza alle perole del sostituto procuratore Elisabetta Massini, dopo la sua ‘lezione’ sulla legalità in una scuola ternana – arrivano cannonate a palle incatenate.
Crescimbeni Per il consigliere comunale del Gruppo misto e candidato sindaco per il centro destra alle ultime elezioni «la risposta stizzita del sindaco ad un intervento del sostituto procuratore della repubblica Elisabetta Massini, solo perché la stessa avrebbe accennato ad ‘anomalie’, ‘equilibri stranissimi e incomprensibili’, sostanzialmente ad un deficit di legalità, di libertà, di trasparenza nel nostro territorio, lascia stupefatti».
Authority per la legalità Crescimbeni, poi, ricorda che «non è un caso se il sottoscritto, già dalla scorsa primavera, si era impegnato, se fosse stato eletto sindaco, a realizzare una Authority per la legalità, la trasparenza e la partecipazione dei cittadini. Queste competenze sono ora frammentate tra vari uffici ed assessorati; al contrario, un’unica Authority, dotata di autonomia, risorse e competenze adeguate, sarebbe la migliore garanzia per tutti i cittadini e farebbe da esempio tra le pubbliche amministrazioni».
In consiglio Caduta la proposta «con le elezioni che hanno visto solo il 22,5% degli aventi diritto al voto eleggere il primo cittadino – dice ancora il consigliere comunale – ho riformulato la medesima proposta che, mi auguro, andrà in consiglio prossimamente. Vedremo l’esito del voto tra chi vuole la trasparenza e chi no».
Il M55 A supporto del sindaco, nella replica al sostituto procuratore Massini, era sceso in campo anche l’assessore alla cultura, Giorgio Armillei: «La sua sortita natalizia – secondo il Movimento 5 Stelle – stupisce solo chi non lo conosce. Quando questi teorizzava a monsignor Vincenzo Paglia la così detta poliarchia quale forma di cogestione del potere – essendo fortemente legato al vecchio vescovo – Armillei, pur frequentando il Duomo, non si accorgeva minimamente delle ruberie che avvenivano lì dentro, fino all’esito catastrofico scoperto, guarda caso, da quella Elisabetta Massini che egli attacca».
Le infiltrazioni Allo stesso modo, secondo il M5S, «in tanta inadeguatezza, in tanta miopia, è presumibile che anche oggi Armillei non veda affatto le infiltrazioni mafiose che si insinuano ovunque a Terni, segnalate a più riprese pure in atti parlamentari. Questo attacco irrituale a un magistrato in prima linea tradisce dunque il malessere proprio per l’operato di un procuratore che non ha guardato in faccia a nessuno e che certamente non è stato commensale di soggetti indagati o processati».
Italia Nostra Il vice presidente regionale dell’associazione ambientalista, Andrea Liberati, ricorda che «era stato lo stesso Comune – tramite il Nucleo operativo anticorruzione – ad invitare il pubblico ministero a parlare innanzi a un pubblico di giovani. Il magistrato, che non ha mai rilasciato interviste, ha doverosamente preteso dai ragazzi di fare ‘attenzione’ a certe contiguità con Roma e Napoli. Di Girolamo, lo stesso che non ha ancora chiarito nelle dovute sedi la sua posizione sulle erogazioni milionarie a una radio di presunto partito, ha subito invocato un’assurda censura».
«Terni non è libera» Secondo Italia Nostra «brani significativi della nostra classe dirigente si nutrono di clientelismi paramafiosi che, da tempo, spaziano dalla grande industria alla cooperazione, con appalti apparentemente tailor made assegnati spesso alle stesse imprese e famiglie. Ecco perché quel magistrato ha ragione: Terni non è libera, perché la mafia bianca, quella in doppiopetto, si è pure evoluta, riuscendo ad aggirare leggi e sanzioni. Un’omertà culturalmente mafiosa che si ritrova poi su altri fronti, come l’aver nascosto per anni (decenni?) le diossine negli alimenti e il cromo VI nelle falde acquifere della discarica e nel Nera».
Melasecche Secondo il consigliere comunale Enrico Melasecche (I Love Terni), «ognuno è libero di credere al sindaco che sostiene che Terni è lontanissima da Roma, che qui tutto funziona in base al merito, che tutte le imprese sono libere di venire, investire e creare posti di lavoro. Perché, vista l’aria che tira, e viste le minacce che mi vengono rivolte, potrei anch’io essere costretto a far finta di crederci. Una cosa è certa, qui a Terni quasi tutti i settori della vita economica sono occupati dal sistema che ho chiamato del ‘Regime della Conca’. È per questo che ritengo doveroso che si apra un dibattito, alla luce del sole, senza infingimenti, affinchè ognuno possa dare il proprio contributo, perchè tutto emerga e tutti comprendano la realtà in cui viviamo e le ragioni del blocco totale o quasi dell’economia».

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