Dino Merluzzi

di A. C.

Se ne è andato nel silenzio, Dino. Ma la sua scomparsa è destinata a far parlare l’intera città. E probabilmente, non solo quella. Sì, perché Quinto Merluzzi – noto come tale soltanto all’anagrafe, mentre per amici è sempre stato Dino – non era affatto uno qualunque, ed è raro trovare qualcuno in città che non lo abbia conosciuto. Con le sue storie e le tante avventure, ha accompagnato le serate di tanti amici e conoscenti, di cui ha sempre amato circondarsi. Battendosi per i diritti dei disabili e perseguendo le pari dignità, di ogni genere.

Il decesso Sono stati gli stessi amici a fare la triste scoperta del decesso nel pomeriggio di domenica, dopo una settimana che non avevano sue notizie, hanno deciso di passare nella sua abitazione di via Pascarella, per capire se si trattava di una delle sue abituali settimane di relax assoluto (come amava fare, assai spesso, per ricaricarsi), o se c’era qualcosa di più grave, come riscontrato più tardi.

L’allarme Tra gli amici di Dino l’allarme è scattato al mattino, quando, dopo un giro di telefonate, gli amici si sono resi conto che c’erano stati più contatti con lui da giorni. Così, dopo una mancata risposta anche al citofono, nonostante la vettura parcheggiata di fronte all’abitazione lasciasse intendere che si trovasse in casa, è stata subito avvisata la vicina polizia municipale. Da lì a breve sono giunti sul posto anche il 118 e i vigili del fuoco, che hanno forzato la porta di ingresso, rinvenendo il corpo dell’uomo riverso a terra nella sua camera da letto.

Le indagini Ancora ignote le cause del decesso. Anche se le dinamiche lasciano intendere che l’uomo sia stato vittima di un malore, servirà l’autopsia per sciogliere ogni dubbio. Come pure servirà a conoscere con esattezza la data della morte, con il medico legale che ha accertato essere avvenuta oltre 48 ore prima del ritrovamento. La parola, ora, spetta al pubblico ministero che potrebbe decidere di avviare le indagini sulla sua scomparsa.

Il personaggio Sessantadue anni da compiere a fine agosto, di cui circa quaranta trascorsi in carrozzina a seguito di un incidente che gli ha cambiato la vita, Dino non si è mai arreso a un destino avverso, né rassegnato. Senza mai piangersi addosso, al contrario, col sorriso sempre in volto e la sua lunga chioma a cui non ha mai rinunciato, ha trascorso gli anni successivi facendo il turista nel mondo, a bordo del suo furgone nero in stile ‘A-Team’, che lo ha portato a spasso per l’Europa. Riportando, da ogni uno di questi, migliaia di storie e di avventure, che amava raccontare e condividere. Quando non viaggiava, però, amava dilettarsi nel suo hobby di collezionista.

Le passioni Cultore del vintage e del rock’n roll, appassionato di motori e vetture d’epoca, si era fatto conoscere nell’intera penisola come maestro ‘bonsai’. Un’arte che lo ha fatto girare a lungo e a cui ha sempre dedicato gran parte del suo tempo, vivendo circondato dalla natura in miniatura. Anche se a renderlo davvero celebre, addirittura oltre confine, è stata la sua attività come collezionista di flipper. Forse uno dei primi in Italia e sicuramente tra i più esperti conoscitori della materia, ha portato i suoi giochi a moneta a spasso nel tempo e nelle città. A Terni tutti ricordano l’esposizioni di apparecchi d’epoca andata in scena due volte nel centro multimediale cittadino (2006 e 2007) di cui fu il promotore, ideando un evento rimasto ancora unico in Italia.

Le battaglie sociali Non c’erano però solo i divertimenti nella sua vita e nei racconti, ma anche, e soprattutto, le esperienze di un cittadino disabile, da sempre impegnato nell’affermazione dei diritti e della pari dignità dei portatori di handicap. Dino, come pochi altri nelle sue condizioni, ha sempre trovato il modo di sorridere alla vita e guardare avanti: una forza che lo ha caratterizzato e che è riuscito a trasmettere a tante altre persone in condizioni di disabilità, virtù che gli veniva riconosciuta da tutti, nell’ambiente, e non solo.

La solidarietà Sempre attento, Dino Merluzzi, a tutti quegli ‘ultimi’ che cantava Fabrizio De André, con cui amava trascorrere il tempo. Dai detenuti del carcere, nei tanti progetti di solidarietà portati avanti negli anni, ai clochard delle tante città che solcava, mai ignorati o sfuggiti, né dimenticati. Anche negli ultimi anni in cui ha dovuto eclissarsi a causa di qualche inevitabile guaio fisico che lo ha costretto a diverse tappe in più di un ospedale del Paese, non ha mai perso la voglia di lottare per le cause che riteneva giuste. E sempre senza perdere il sorriso. Almeno, fino a qualche giorno fa. Quando ha dovuto arrendersi di fronte all’unica battaglia in cui non basta la sola forza di volontà.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.