La sede della Provincia

di Marco Torricelli 

Dovranno rivedere tutto. Delibere, ‘stabilizzazioni’, spostamenti. Una sentenza del Tar riporta sotto i riflettori una storia che aveva assunto anche aspetti inquietanti e sulla quale non è ancora stata fatta chiarezza.

L’inchiesta La faccenda era venuta alla luce giusto un anno fa: 21 persone – presidente, assessori, dirigenti e funzionari della provincia di Terni – erano finiti nel mirino della procura della repubblica per l’assunzione di alcuni precari, il presunto mobbing contro quattro dipendenti e l’uso improprio del telefonino di servizio.

Le intercettazioni Con tutto un corollario di dettagli – sgradevoli – emersi anche grazie da una serie di intercettazioni telefoniche, di presunti episodi di mobbing e di ‘richieste impossibili’. Il quadro che veniva disegnato, insomma, era quello di un diffuso malessere.

Le stabilizzazioni In particolare, per quanto riguarda il capitolo ‘stabilizzazione dei precari’ il pm, Elisabetta Massini, contestava di aver «falsamente attestato» che 17 dipendenti precari possedevano i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. Requisiti che, secondo la procura della repubblica di Terni, non avevano.

La storia In breve la storia sarebbe questa: la giunta provinciale di Terni, dice il Tar, «ha stabilizzato, nel 2009, il personale precario, assumendo tutti i lavoratori precari già in servizio», tra cui alcune figure destinate a ricoprire una qualifica per la quale, però, esisteva una graduatoria risalente addirittura al 2002.

La graduatoria In quella graduatoria, una partecipante al concorso – Barbara Cecera – era inserita al diciassettesimo posto, prima degli idonei non vincitori di un concorso pubblico. Ma di ciò, aveva contestato lei, in un primo ricorso al Tar, non era stato tenuto conto. Tanto che la delibera contestata era stata annullata dallo stesso Tar, nel 2011.

Le delibere Il 28 dicembre 2011, la giunta provinciale di Terni, «in asserita esecuzione della predetta sentenza – scrive oggi il Tar – ha integrato la delibera e confermato l’assunzione dei lavoratori precari». In particolare di due impiegate, «per la diversità e non fungibilità del profilo professionale»: insomma, erano considerate «indispensabili per le attività rispettivamente del centro per l’impiego e dell’ufficio sistemi informativi».

Nuovo ricorso Barbara Cecera, però, non si è rassegnata e, assistita dall’avvocato Giovanni Ranalli, ha impugnato il nuovo provvedimento, che la Provincia ha giustificato affermando di «avere riprogrammato il fabbisogno di personale in favore di alcune professionalità già presenti, di cui 14 unità in servizio presso i centri per l’impiego e 3 occupati da anni presso altri uffici della Provincia, tutti reclutati previo espletamento di procedure pubbliche selettive». Ma «quanto dedotto dall’amministrazione provinciale – sentenzia il Tar – non appare suscettibile di essere condiviso».

La sentenza Insomma, il Tribunale amministrativo regionale – presidente Cesare Lamberti, consigliere Stefano Fantini e primo referendario Paolo Amovilli – ha accolto il nuovo ricorso della donna che si considera danneggiata e «annulla per l’effetto l’impugnata deliberazione della giunta provinciale di Terni» e «ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa», oltre a condannare la giunta provinciale di Terni «alle spese del giudizio» (tremila euro; ndr) e «agli accessori di legge in favore della ricorrente».

Le conseguenze In linea «puramente teorica», fa notare una fonte bene informata, Barbara Cecera «dovrebbe essere assunta dalla Provincia di Terni». Già, puramente teorica, perché nel frattempo è successo che le assunzioni sono state bloccate. E la sua rischia di rivelarsi una vittoria inutile. O, magari, oggetto di nuove beghe legali.

La provincia L’amministrazione, si legge in una nota della Provincia, «prende atto della sentenza e sottolinea che essa riguarda il caso circoscritto all’assunzione della signora Cecera e il relativo profilo professionale. L’amministrazione si riserva inoltre di valutare successive iniziative, tenendo anche conto delle leggi emanate di recente che impediscono nuove assunzioni da parte delle Province in attesa della loro riorganizzazione».

La Uil Il segretario della Uil ternana, Gino Venturi, saluta «con soddisfazione, mista a dispiacere, questa sentenza». Dispiacere, dice, «perché rischia di ripercuotersi negativamente sulla condizione di due lavoratrici», ma soddisfazione «perché il dispositivo della sentenza riconosce per intero le motivazioni con le quali abbiamo combattuto, in solitudine, contro il metodo adottato dalla Provincia di Terni. I princìpi che ci hanno spinto, insomma, sono stati riconosciuti come validi».

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