di Massimo Colonna
C’erano anche Filippo Moracci e sua madre Fioranna all’udienza di lunedì mattina nelle aule del tribunale di Terni per l’omicidio di Gabelletta, la rapina finita nel sangue il 28 aprile scorso quando perse la vita Giulio, 91 anni. In aula, davanti al gip Santoloci, anche i cinque indagati proprio per quella rapina. Il faccia a faccia tra le parti è però durato poco: il giudice ha infatti rinviato il tutto al 15 dicembre, fissando poi anche una seconda udienza al 17.
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Omicidio Moracci: parlano i testimoni
Il rinvio Dopo che la scorsa settimana il procedimento di rito abbreviato era stato rinviato a casua dello sciopero degli avvocati penalisti, lunedì mattina un lutto che ha colpito il collegio dei legali difensori ha di fatto reso impossibile la presenza in aula di tutte le parti. Da qui la decisione del rinvio. Davanti al giudice per le indagini preliminari Maurizio Santoloci lunedì mattina i cinque indagati, ossia il ventenne Elvis Katalyn Epure, il 21enne Gheorghe e suo zio Daniel Buzdugan, 43 anni, autori materiali della rapina finita con l’omicidio e catturati dai carabinieri proprio nel tentativo di fuggire dall’abitazione di via Andromeda 1. Alla sbarra ci sono anche Gianfranco Strippoli e Claudio Lupi, considerati le menti della rapina. Tutti e cinque hanno richiesto, tramite i loro legali Luca Maori, Francesco Mattiangeli e Giuseppe Squitieri, l’accesso al rito abbreviato previa acquisizione agli atti di una perizia medica di parte sul corpo della vittima.
La perizia E proprio della perizia si discuterà nella prossima udienza, quella del 15 dicembre prossimo. In aula lunedì anche il pubblico ministero Barbara Mazzullo e la famiglia, sostenuta dall’avvocato di parte civile Andrea Colacci. L’altro procedimento Del processo fa parte anche una sesta persona, la colf della famiglia Moracci, Angela Cioce, che secondo l’accusa ha fornito elementi utili all’organizzazione del colpo nell’abitazione di via Andromeda. Per la badante nessuna richiesta di rito abbreviato, si precederà con il procedimento tradizionale.
I famigliari Al termine dell’udienza Filippo, il figlio di Giulio, ha spiegato come per la sua famiglia «sia molto dura arrivare in tribunale, soprattutto per mia madre che comunque vuole sempre venire. Per noi è dura anche perchè le modalità con cui è stato ucciso mio padre sono state molto forti. Ora noi, anche attraverso il nostro avvocato, vogliamo che sia fatta giusitizia affinché certi episodi non si verifichino più». Accanto a Filippo anche l’avvocato Colacci: «Puntiamo sul riconoscimento di alcune aggravanti che fino a questo momento non sono emerse, come quella della partecipazione di più persone allo stesso delitto, la crudeltà e la ridotta capacità di difendersi da parte della vittima».
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