di Massimo Colonna
I due ragazzi arrestati venerdì notte dagli agenti dell’Antidroga con un chilo di hashish in auto resteranno in carcere perché l’obbligo di firma, misura richiesta dal pubblico ministero, rischia di trasformarsi in un provvedimento «del tutto inutile e di pura facciata procedurale, senza alcun reale esito sostanziale». Così il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni Maurizio Santoloci scrive nella convalida dell’arresto di R.D. e M.M, 18 e 19 anni. Un documento che riporta alla mente quello firmato a carico di Amine Assoul, detto Aziz, l’omicida di David Raggi, condannato a 30 anni. Anche in quella circostanza il gip parlò ‘buchi neri’ del sistema giudiziario italiano, in riferimento al fatto che il ragazzo marocchino era rimasto in Italia nonostante non ne avesse titolo anche a causa di una precedente condanna.
Spacciatori seriali La convalida dell’arresto con la custodia in carcere arriva dopo l’udienza a cui ha preso parte anche il legale difensore dei due giovani, l’avvocato ternano Federica Grimani. Sul ruolo dei due ragazzi il gip parla chiaro: «Emerge in modo oggettivo – si legge nelle carte del processo – che il possesso di droga e degli strumenti denota che si tratta di spacciatori/corrieri che operano in modo seriale e non occasionale». Per questo secondo il giudice «il pericolo di reiterazione del reato è di fatto certo».
Oltre il pm Nella stessa sede il pm aveva chiesto come misura da adottare per i due l’obbligo di firma con presentazione alla polizia giudiziaria. Una soluzione però ritenuta poco efficace dal gip che scrive: «la misura cautelare della presentazione alla polizia giudiziaria come richiesta dal pm in aula non è proporzionata e sufficiente, in quanto del tutto inutile alla prevenzione del realistico pericolo di reiterazione del reato, in quanto chi spaccia o trasporta droga può benissimo continuare ad operare il proprio lavoro delittuoso, ritagliando poi tra un’azione e l’altra il tempo di recarsi in questura per apporre una firma che in tali casi è del tutto inutile e di pura facciata procedurale senza alcun reale esito sostanziale».
Rispetto delle parti Il gip dunque va oltre le richieste avanzate dalla procura, considerando «che la propria funzione in sede di udienza di convalida di arresto deve essere considerata libera nella decisione di operare o meno la convalida indipendente dalle richieste del pm e della difesa, ambedue parti processuali, che non possono essere ritenute vincolanti per il giudice, atteso che in caso di opinione contraria il giudice si troverebbe ad operare in modo passivo sulla scia delle richieste del pubblico ministero e verrebbe di fatto limitato nella sua funzione di giurisdizionale e costretto di fatto a prendere una decisione che non condivide nel suo libero apprezzamento, al limite dell’obiezione di coscienza».
Livello intermedio In sostanza il gip ritiene di non potersi e volersi ‘appiattire’ sulle richieste del pubblico ministero, esercitando in pieno quanto nelle sue facoltà. «L’azione di fine di spaccio nel caso concreto è grave – prosegue il documento – perché i due giovani, seppur incensurati, avrebbero alimentato di fatto in modo sostanziale la diffusione della droga tra i giovani della città. Questa tipologia di soggetti rappresenta un pericoloso e silente livello intermedio del grande ciclo dello spaccio».
I buchi neri e David Per il gip entrambi i ragazzi arrestati risultano incensurati, mentre secondo la polizia il più piccolo conta precedenti specifici. Questo perché la sentenza a suo carico non è ancora passata in giudicato e ‘di fatto’ lo rende incensurato. Questione di tempi lunghi della giustizia italiana che creano uno di quei ‘buchi neri’ che hanno permesso poi anche ad Aziz di restare in Italia per poi andare ad uccidere, il 12 marzo scorso, David Raggi in piazza dell’Olmo. Una teoria ripresa poi anche dal procuratore capo Cesare Martellino in occasione dell’omicidio Moracci.
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