Il carcere di Terni

di Re.Te.

Un detenuto, dalle prime notizie si tratterebbe di un rumeno di 32 anni, si è suicidato, impiccandosi, nel carcere ternano di Sabbione.

«Un tipo tranquillo» Il giovane detenuto si sarebbe suicidato nel tardo pomeriggio di martedì, impiccandosi con la cintura dell’accappatoio, e la scoperta è avvenuta al momento di servire la cena. La drammatica scelta compiuta dall’uomo ha lasciato stupiti gli stessi operatori carcerari, che lo definiscono «un tipo tranquillo, molto schivo e riservato, che non aveva mai creato problemi e che non dava l’impressione di poter maturare un simile gesto». L’uomo, recluso in una cella singola, era in carcere per una condanna definitiva per furto e rapina,  e doveva scontare ancora circa un anno di carcere.

Secondo caso Si tratta del secondo suicidio nel carcere ternano, dall’inizio del 2013, dopo quello di Mohamed Najar, il marocchino di 56 anni che si era impiccato il 24 gennaio scorso. Nei primi sei mesi dell’anno il totale dei detenuti che si sono tolti la vita, nelle prigioni italiane, sale a 27.

I problemi Più volte, gli operatori della polizia penitenziaria, hanno denunciato la situazione critica esistente all’interno del carcere ternano, che attualmente ospita circa 400 detenuti, ma il cui numero è destinato ad aumentare. Il 17 maggio scorso una delegazione di parlamentari del Pd aveva fatto visita al carcere ternano e si era incontrata con gli operatori, la dirigenza e i detenuti 

Cordoglio Il sindacato Ugl, per voce del vicesegretario regionale di polizia penitenziaria Francesco Petrelli, esprime «cordoglio e solidarietà ai familiari del detenuto. La solitudine e il disagio – afferma Petrelli – ripropongono drammaticamente la tragicità di essere ristretti. Episodi del genere inducono a riflettere seriamente sul problema carcere. Misure alternative per il reinserimento, territorialità della pena e convenzioni europee che permettano di scontare la reclusione nel proprio paese di origine: sono questi gli adempimenti più urgenti da adottare».

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