di F.T.
Coltello in tasca, era partito da Roma per vendicare la cugina, ‘mollata’ da quel ternano, 38enne sposato, con cui aveva intrattenuto una relazione amorosa ‘abusiva’. La vendetta si era consumata in via XX Settembre, con due coltellate sferrate alla schiena della vittima, proprio mentre stava salendo in auto. La scena non era sfuggita a un poliziotto, libero dal servizio, che si era gettato all’inseguimento dell’aggressore, poi bloccato e arrestato dagli agenti della squadra volante. La vicenda risale al 4 dicembre del 2012.
Accusa L’uomo – N.A., 26enne romano pregiudicato – è accusato di tentato omicidio, aggravato dalla premeditazione e dai motivi abbietti e futili. La sentenza è attesa per il prossimo 16 aprile con le modalità del rito abbreviato, chiesto e ottenuto dal suo legale difensore, l’avvocato Francesco Mattiangeli.
Il perito Nell’udienza di mercoledì mattina davanti al gip Pierluigi Panariello, è stato ascoltato il dottor Stefano De Pasquale Ceratti, medico legale incaricato dal tribunale. Secondo il perito, «sebbene il coltello utilizzato fosse astrattamente idoneo ad arrecare ferite mortali, la condotta dell’aggressore e l’uso dell’arma non furono idonei, né diretti in modo non equivoco, a cagionare la morte della persona aggredita». In pratica, secondo il consulente, l’imputazione più adeguata sarebbe quella di ‘lesioni personali’.
Nessuna modifica Un punto di vista ribadito in aula ma che non ha trovato sponda nel pubblico ministero, la dottoressa Camilla Coraggio, che non ha ritenuto di dover apportare alcuna modifica al campo di imputazione che parla di ‘tentato omicidio aggravato’. L’unica variazione riguarda la prognosi della vittima, aumentata da 20 giorni ad oltre 40 sulla base delle cure a cui il 38enne accoltellato si è dovuto sottoporre in seguito ai fatti.
Battaglia legale L’avvocato Mattiangeli prende atto e si dice «pronto a far valere l’esito incontrovertibile della perizia nel contesto della discussione». Di contro il legale della parte civile, Massimo Proietti, contesta i contenuti della perizia: «La valutazione sull’elemento soggettivo del reato non spetta al medico legale che è andato ben oltre le proprie competenze. Dal verbale del pronto soccorso – afferma l’avvocato – risulta che uno dei due colpi sia arrivato ad un centimetro dall’aorta ed è emerso in maniera chiara che l’arma era idonea a cagionare ferite mortali». Lo stesso legale ha avanzato una richiesta di 50 mila euro per i danni riportati dal suo assistito.
