Andrea Arcangeli e Marian Iordache

di Fabio Toni

Una relazione iniziata sul posto di lavoro nel lontano 1999, interrotta dopo il ritorno obbligato in Romania e ripresa nel 2012 quando il 38enne Victor Marian Iordache, originario della città di Constanta, era rientrato di nuovo in Italia. Un legame, quello con l’amante-omicida, spezzato da un colpo di pistola alla testa. A spararlo è stato Andrea Arcangeli, 45enne di Terni, marito e padre di due figli.

IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE: LE IMMAGINI

IL FILMATO DIFFUSO DALLA QUESTURA

Confessione È stato lui, giovedì mattina, a condurre gli inquirenti nella fitta boscaglia fra Molenano e Miranda, una zona particolarmente impervia, indicando il punto esatto dove due mesi prima, era il 22 aprile, aveva sepolto il suo ex amico. Lì, sotto strati di calce, terra e sassi, gli inquirenti hanno ritrovato i resti di Victor Iordache. Nessun dubbio che si tratti di lui. Da un primo esame sul cranio del poveretto sono stati già individuati i fori di ingresso e di uscita della pallottola calibro 9×21 che l’ha ucciso sul colpo.

Dinamica L’omicidio risale alla notte fra il 21 e il 22 aprile. Anche quella sera, come altre volte, vittima e carnefice si erano appartati nel garage dell’abitazione dove il ternano vive con la propria famiglia, in via Mola di Bernardo. Sul movente gli inquirenti mantengono ancora un certo riserbo. Fra i due sarebbe nata una discussione esasperata anche da qualche bicchiere di troppo, anche se sarebbero diversi gli aspetti da chiarire. A un certo punto Andrea Arcangeli ha preso la pistola che teneva regolarmente con sé, ha alzato il braccio e ha premuto il grilletto facendo fuoco verso Victor Iordache.

Il cadavere Il giovane è morto sul colpo. A quel punto Andrea Arcangeli è rientrato in casa: il tempo di mettersi a letto un paio d’ore e riflettere su come poter uscire da quella situazione. All’alba è sceso di nuovo nel garage, ha aperto l’auto della moglie e ha fatto spazio, tirando giù il pianale e i sedili posteriori. Poi ha avvolto il cadavere in una coperta di lana e lo ha caricato sull’auto, non prima stendere alcuni teli di plastica per evitare di lasciare troppe tracce. Finito il ‘lavoro’, si è messo in moto verso il punto dove aveva deciso di nascondere il corpo, evidentemente ben conosciuto. Prima, però, ha gettato il cellulare di Victor nel fiume insieme al bossolo del colpo mortale e a tutti e cinquanta i proiettili che teneva in casa. Una volta raggiunta la zona – lungo la strada che da Molenano conduce al fontanile di San Francesco e a Miranda – ha scavato la ‘tomba’ per colui che era stato per lungo tempo il suo amante e lo ha seppellito.

I giorni successivi L’omicida sarebbe tornato più volte sul luogo del delitto, soprattutto per controllare che fosse tutto a posto e coprire ancora meglio la fossa. Con terra, sassi e soprattutto calce viva. Un sistema utilizzato per ridurre al minimo il forte odore del corpo in decomposizione, in modo che nessuno – escursionisti di passaggio ma anche animali selvatici – potesse percepirlo in qualche modo.

L’omicida Andrea Arcangeli, 45 anni di Terni, è sposato e padre di due figli. Sembra che la sua relazione con Victor Iordache fosse nota da tempo ai familiari. Da due anni a questa parte lavora saltuariamente come commesso in un negozio. In precedenza aveva fatto per anni l’operaio, fino al licenziamento avvenuto nel 2012. Proprio sul vecchio posto di lavoro aveva conosciuto quello che sarebbe poi diventato il suo amante.

Freddezza Una storia da operaio, ma comunque in grado di utilizzare tutte le cautele necessarie a garantirsi l’impunità. La passione di Andrea Arcangeli per le serie e programmi tv di carattere ‘investigativo’ – da Csi a Chi l’ha visto?, fino a Crimini e Delitti – secondo gli inquirenti avrebbe avuto un peso nel formare alcune ‘competenze’ di base. Dal cellophane usato per portare via il cadavere alla sepoltura, praticata in modo da consentire un rapido deterioramento dei tessuti, evitando il diffondersi di odori facilmente percepibili. Una ‘tomba’ studiata e preparata con cura e che a prima vista appariva come il solito mucchio di sassi. Sotto qualche centimetro di terra e calce c’era però Victor Iordache, ormai ridotto a un cumulo d’ossa. Il suo cellulare gettato nel fiume, insieme al bossolo e ai proiettili, è per gli inquirenti l’ennesimo segno della freddezza con cui Andrea Arcangeli ha gestito i momenti successivi all’omicidio. Benché incensurato e al di sopra di ogni sospetto, ha usato tante accortezze, fino a tornare più volte sulla montagna fra Stroncone e Miranda, sicuro che nessuno lo avrebbe visto.

La vittima Marian Victor Iordache, cittadino rumeno di 38 anni, era entrato per la prima volta in Italia nel 1999 come clandestino. L’espulsione era scattata pochi mesi dopo, in seguito a un controllo della Volante durante il quale era stato trovato in compagnia proprio di Andrea Arcangeli. In seguito al provvedimento si era allontanato dall’Italia, lasciando però delle false generalità, quelle del fratello di quella che al tempo era la sua compagna. Nel 2001 si era dato da fare per rientrare di nuovo Italia, chiedendo una mano proprio al suo amico ternano attraverso un posto di lavoro o una dichiarazione di ospitalità. La famiglia di Andrea Arcangeli si era però opposta a quell’aiuto, segnalando tutto in questura. Così il tentativo di Marian Iordache, in possesso di visto turistico, era andato a vuoto: di nuovo fermato dalla polizia, era stato riaccompagnato coattivamente nel suo paese di origine. Negli anni seguenti in Romania si era anche sposato, poi nel 2011, spinto da condizioni economiche difficili e dall’esigenza di un posto di lavoro, era tornato in Italia usando, questa volta, il suo vero nome di battesimo. Il nuovo incontro con Andrea Arcangeli, stando agli inquirenti, sarebbe stato casuale. Da quel momento i due erano tornati a frequentarsi. Fino al tragico epilogo.

Ombre La relazione fra i due era da tempo nota alla famiglia dell’omicida. Nonostante ciò la sua vita sentimentale – almeno quella ‘pubblica’ – era in tutto e per tutto lineare: sposato, padre di famiglia, incensurato e con una vita tranquilla. Lo stesso per la vittima, sposato con una donna rumena dalla quale si era in seguito separato. Ciò che gli inquirenti tendono ad escludere è che la relazione sentimentale possa essere sfociata in un gioco fatale di ricatti, fino a coinvolgere altre persone. Per la polizia si trattato di un rapporto a due, finito male per cause su cui si sta cercando di fare piena luce. Nessun altro, al di là di Andrea Arcangeli, avrebbe avuto un ruolo centrale nell’accaduto. Quello della premeditazione è un altro aspetto oggetto di specifiche valutazioni: per ora l’accusa è di omicidio volontario, con il 45enne che ora si trova all’interno del carcere di vocabolo Sabbione.

Il legale Giovedì pomeriggio Andrea Arcangeli ha incontrato il suo legale, l’avvocato Vittorina Sbaraglini, all’interno del carcere di Terni. «Come l’ho trovato? È una persona completamente confusa, stordita, non è certo uno che ragiona in maniera razionale o che possa aver premeditato qualcosa – afferma il legale -. Si tratta di una persona semplice, per bene». Secondo l’avvocato, «per fare piena luce sulla vicenda, sarà necessario mettere a confronto i fatti e le dichiarazioni rese. Da quanto dichiarato non emerge alcuna volontà di uccidere e non esiste alcuna premeditazione. Parliamo di un fatto accaduto accidentalmente e poi seguito da una grande paura per la situazione venutasi a creare». L’avvocato Sbaraglini sottolinea come dalle dichiarazioni emerga «lo stato di alterazione alcoolica che caratterizzava entrambi i soggetti, in un orario e in un contesto, quello di un condominio, in cui più persone avrebbero potuto percepire l’accaduto». L’udienza di convalida si terrà nei prossimi giorni all’interno della casa circondariale.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “Terni, Arcangeli e Iordache amanti da 15 anni. Poi la lite e il colpo di pistola: la ricostruzione del delitto”

Comments are closed.