di Fra.Mar.
«Alla luce degli accertamenti effettuati e delle considerazioni su esposte, il comportamento tenuto dal Comune di Baschi ed in particolare dal Segretario, nonché dal Responsabile Finanziario nella stipula dei contratti di swap in esame, è sicuramente censurabile, in quanto l’utilizzo dei derivati su un indebitamento preesistente a tasso fisso al fine della ristrutturazione dello stesso a tasso variabile, non consente alcun risparmio ma semmai un aggravio economico e finanziario, se non altro per il fatto che il derivato ha comunque generato un costo, sebbene implicito e/o invisibile di € 206.493,76». Le parole del procuratore generale della Corte dei Conti dell’Umbria, Agostino Chiappiniello, restituiscono al meglio la storia degli swap sottoscritti dal comune di Baschi, per cui martedì lo stesso procuratore ha chiesto la condanna al pagamento di 206 mila euro totali.
Danno erariale ripartito in due quote da70 e 30 per cento E’ lo stesso procuratore nell’atto di citazione a specificare in che misura ne debba rispondere l’uno e l’altro: «Per il danno di 206.493,76 euro- scrive Chiappiniello- risultava che ne doveva rispondere nella misura del 70%, nella sua qualità, all’epoca dei fatti il Segretario Generale del Comune di Baschi (TR), che aveva sottoscritto in data 13.04.2004 ed in data 30.01.2006 i contratti di swap esaminati, e che pur dichiarando di possedere una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari derivati, non era stato in grado di rilevare la presenza di costi impliciti e/o invisibili che erano in realtà presenti nel citato contratto. Nella realtà, il segretario non sembrava comunque possedere un’esperienza specifica nel settore e la rinegoziazione del contratto dopo un breve periodo di tempo, ne è la dimostrazione, manifestando per di più un insufficiente analisi delle caratteristiche finanziarie e giuridiche dei contratti al momento della loro conclusione, che hanno generato ingenti perdite, per un Comune di ridotte dimensioni quale Baschi. Per il restante 30% del danno risultava che ne doveva rispondere il Responsabile Finanziario del Comune di Baschi, che aveva espresso parere favorevole di regolarità tecnico-contabile alla stipula del 1° contratto in data 13.04.2004».
Nessun reale bisogno degli swap Per Chiappiniello, «Sulla base degli accertamenti risulta che l’utilizzo dei contratti di swap in esame, sembrano, invece, essere stati posti in essere senza una reale necessità, in quanto, nel caso in questione non vi era a monte un rischio finanziario per cui si rendesse necessario sottoscrivere tali contratti. Il Comune di Baschi, infatti, presentava al momento della sottoscrizione e successiva rinegoziazione dei contratti swap in esame, un indebitamento a tasso fisso, di conseguenza non necessitava di alcuna copertura. Pertanto, ha tenuto comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, addivenendo, ad un’operazione finanziaria i cui rischi, struttura e complessità non erano in linea con le esigenze finanziarie di un Ente pubblico e soprattutto con l’effettiva capacità del medesimo, in relazione agli strumenti conoscitivi e valutativi e alle professionalità di cui dispone, di comprendere a pieno e gestire adeguatamente i relativi rischi, peraltro rinunciando alla maggiore protezione normativa prevista per gli operatori non qualificati».
10 comuni per 466 milioni di euro La storia degli swap dei comuni del ternano e dell’orvietano era finita anche alla trasmissione televisiva Report che aveva svelato, forse anche a molti amministratori di piccoli e piccolissimi comuni, le insidie delle trappole finanziarie in cui erano andati a cacciarsi. Di lì le prime azioni. E la Corte dei Conti che di certo non è rimasta a guardare, come ha presentato il conto per Baschi, lo farà e lo sta facendo anche per tutti gli altri. !0 comuni di modeste dimensioni che avevano attivato swap per 466 milioni di euro.

