di Maurizio Troccoli
Ancora una svolta nel caso della morte di Nicola Romano. La Procura generale di Perugia si prende il fascicolo che fin’ora era in mano alla Procura perugina. Significa che se ne occupa direttamente. E, significa anche, che non c’è archiviazione. Non ora. La procura generale guidata da Sergio Sottani vuole vederci chiaro su questo caso, particolarmente su quelli che la procura dice essere reperti distrutti e cioè quanti e quali, e su cosa hanno da dire le nuove persone informate sui fatti. Per cui si prende il fascicolo e afferma: «Vanno sviluppate ulteriormente le indagini».
Da sapere L’ultima tappa di questa tormentata storia giudiziaria, a dieci anni dalla morte del 26enne era appunto la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Perugia, occasione nella quale si è appreso anche della distruzione di reperti considerati importanti dai familiari del giovane trovato morto il 17 agosto del 2013 a Perugia. Aspetto questo che ha fatto saltare dalla sedia non soltanto la famiglia di Nicola ma tanti che lo conoscevano e molti altri che hanno imparato a conoscerlo dalla vicenda raccontata in tv e sui giornali. Non si riescono a dare una spiegazione di come sia possibile che reperti che avrebbero potuto fornire elementi utili come la siringa, i tre bicchieri presenti nel lavandino della casa dove fu ritrovato il corpo del 26enne, i mozziconi di sigarette, non soltanto non sono stati analizzati prima, ma non possono più essere studiati, perché «distrutti». Ovviamente i familiari si sono opposti alla ulteriore richiesta di archiviazione della Procura di Perugia che, con Petrazzini, ha continuato a essere convinta che il caso Romano è una brutta vicenda di droga, una delle tante overdose.
Si riaccende la speranza Oggi la loro speranza di una verità tangibile che possa spiegare il perché di quella morte e possa dare risposte alle tante domande e dubbi che non riescono a fare trovare pace ai familiari, si riaccende. Come più volte scritto, Maria Chiara Romano e la sua mamma, combattono in tribunale, come sui giornali e attraverso consulenti di parte, perché convinte che Nicola è stato ammazzato. Per loro le circostanze della morte, la casa sottosopra dove è stato trovato cadavere, il buco della siringa (mai trovato l’ago) sul braccio destro – e lui era destro, quindi non avrebbe potuto bucarsi da solo -, e poi la ridotta quantità di droga nel corpo, che secondo i consulenti di parte, non era sufficiente a procurare la morte, la presenza di ragazzi nella casa la sera del decesso, come testimoniato dalla mamma di Nicola, che avrebbe bussato a quella porta, senza che nessuno la aprisse, neppure il proprio figlio, si diceva: per loro questi elementi insieme a quelli non più analizzabili buttano una brutta ombra sulla morte di quel giovane dal passato inquieto e burrascoso nel mondo della droga, ma che in quel periodo era sulla strada del riscatto e dell’uscita dal tunnel. La difesa dei familiari di Nicola Romano ha presentato un esposto alla Procura generale perugina contro la Procura che ha svolto le indagini. La famiglia ha anche fatto richiesta di incontro con il ministro della Giustizia e, da quanto apprende Umbria24, c’è stata una disponibilità. La trasmissione ‘Chi l’ha visto’ che in diverse occasioni si è occupata di questo caso, è ritornata ad occuparsene con una puntata registrata di recente sulle novità sopraggiunte.
