I tre sub morti

 di Francesca Marruco

Una quantità di monossido di carbonio doppia rispetto al consentito: 90 milligrammi rispetto al limite di 40. Secondo quanto si apprende da fonti investigative sarebbe questo l’esito degli accertamenti fatti sul sangue dei tre sub morti il 10 agosto al largo delle isole Formiche, nel Grossetano. I risultati sono stati depositati venerdì e già giovedì Umbria24 aveva riportato che dentro le bombole era stato trovato troppo monossido. La prossima settimana invece inizieranno gli esami (da parte della Siad di Osio di Sopra, nel Bergamasco) sulle bombole sequestrate dalla procura di Grosseto che sta indagando sull’incidente costato la vita ai tre sub. «Io – racconta a Umbria24 Marco Barbacci, il sub del Thalassa club di Perugia che quel maledetto 10 agosto era insieme a Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani – l’ho detto fin dal primo momento quando i soccorsi ci stavano portando via di controllare le bombole. Perché quelle potevano essere l’unica causa delle morti dei miei tre amici, l’embolia o un barotrauma, io sapevo che non poteva essere quello».

Loro non hanno sbagliato «Questi risultati di certo non possono riportarci indietro i nostri amici, ma almeno mettono un punto fermo sul fatto che loro lì sotto non hanno sbagliato nulla». Marco Barbacci lo aveva anticipato il giorno dopo la tragedia che lui un’idea precisa ce l’aveva, ma voleva aspettare i risultati, e adesso che sono arrivati, e che sono così sconvolgenti c’è bisogno di capire come il monossido possa essere finito lì dentro. E adesso che c’è la certezza della presenza di monossido nelle tre bombole di Fabio, Enrico e Gian Luca, ci si chiede se anche nelle altre bombole possa esserci stato.

L’INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL DIVING INDAGATO

Il valore nel sangue E’ Barbacci a rivelare che sia lui che il sub che era con lui hanno accusato dei malori. Lievi, ma ci sono stati. «Per quanto riguarda me, tutto veniva inizialmente imputato alla giornata sconvolgente, al fatto che avevo cercato di rianimare Fabio per molto tempo. Ma poi è emerso che anche l’altro sub immerso con me il giorno dopo ha accusato stanchezza tutto il giorno, faceva fatica a fare le scale. E studiandolo successivamente, anche il  problema del collasso è stato esagerato solo per lo sforzo. Inoltre, nelle analisi che mi hanno fatto c’è un valore atipico per una persona non fumatrice come me,  un valore che sarebbe invece compatibile con la respirazione di monossido. Me l’ha fatta notare un medico iperbarico, andrà controllata».

I malori «L’apice dei sintomi che dà il monossido di carbonio è la morte – spiega ancora Barbacci -, ma inizialmente può esserci anche un’ eccessiva stanchezza, disidratazione. Ti senti svenire. Abbiamo sicuramente corso un notevole pericolo tutti quanti. Nella seconda fase ho portato tutti gli esami che mi sono stati fatti manifestando tutti i sintomi avuti». Adesso toccherà alla procura di Grosseto tirare le somme fino in fondo basandosi su tutte le perizie. Quelle sulle bombole dei tre sub morti, ma anche quelle sulle bombole usate dagli altri subacquei – che verranno analizzate nei prossimi giorni – insieme all’analisi dei computerini in dotazione ai sub e agli esami tossicologici sui cadaveri dei tre sfortunati subacquei.

Indagato Dall’altra però sarà fondamentale anche capire come il monossido sia finito lì dentro. Adrea Montrone, il titolare del diving di Talamone indagato per omicidio colposo plurimo, ha raccontato a Umbria24 le circostanze e il modo in cui ha caricato le bombole. Tutte e undici le avrebbe caricate la sera prima a barca spenta, sulla banchina, con la presa d’aria del compressore lontano dal motore a scoppio del compressore stesso. Salvo, disse al nostro giornale, rabboccarne un paio la mattina dopo prima di partire. E se, durante la prima, o la seconda ricarica, magari è passato di lì un motorino? Come ci è finito tutto quel monossido? Tra le ipotesi c’è anche quella che la ricarica possa essere stata fatta accanto a un motore, forse quello della barca rimasto accesso. Di sicuro c’è che la quantità di monossido era altissima. Così come lo era la carbossiemoglobina presente nel sangue dei tre sub morti.

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One reply on “Nel sangue dei sub morti il doppio del monossido consentito. Parla il sopravvissuto”

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