di Francesca Marruco
La tragedia dei tre sub perugini morti al largo delle isole Formiche il 10 agosto scorso durante un’immersione, a causa di una elevatissima quantità di monossido di carbonio respirata dalle bombole, poteva essere di dimensioni ancora più grandi. Un quarto sub, Maurizio Ciocca, che non faceva parte del gruppo dei sub perugini e che si è immerso all’Argentario con altre persone, ha rischiato di morire per aver respirato anche lui monossido dalle bombole noleggiate (e caricate) nello stesso diving di Talamone, il cui titolare è indagato per omicidio colposo plurimo.
Nuovo indagato Insieme a Montrone, nel registro degli indagati è stato iscritto anche un secondo nome: si tratta di Maurizio Agnaletti un collaboratore del diving Abc di Talamone, che secondo gli accertamenti della procura di grosseto, avrebbe aiutato Montrone nelle operazioni di ricarica delle bombole incriminate. Agneletti, difeso dall’avvocato Massimiliano Arcioni, è stato ascoltato dagli inquirenti a ridosso della tragedia come persona informata sui fatti.
Morte scampata Nella bombola di Maurizio Ciocca, che si è immerso insieme ad altri due sub all’Argentarola, era presente un quatitativo di monossido di carbonio molto ingente: 2.300 particelle per milione, quasi quanto la bombola di Fabio Giaimo (2.400), lo stimato medico perugino morto insieme ai compagni di immersione Enrico Cioli e Gianluca Trevani nelle cui ombole c’era monossido per 2100 e 1600 ppm. Insieme a Ciocca, che si è salvato perché la barca che lo ha soccorso lo ha subito trattato con l’ossigeno ed è stato una settimana in camera iperbarica una settimana, c’erano altri due sub, nelle cui bombole c’era monossido per circa 30 ppm. Andrea Montrone, il titolare del diving, che a Umbria24 disse di aver caricato personalmente tutte le bombole il pomeriggio precedente all’immersione, è dunque indagato insieme al suo collaboratore anche per il malore di questo quarto uomo.
L’INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL DIVING INDAGATO
Altri esami La strage del veleno inodore però poteva essere ben più grossa: lo dicono gli accertamenti svolti martedì a Grosseto anche in altre bombole sequestrate al diving Abc di Talamone: il monossido di carbonio infatti era in quasi tutte. Al momento, con la strumentazione nella disponibilità del perito nominato dalla procura di Grosseto, il comandante del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Arezzo Giorgio Chimenti – che ha svolto gli esami alla presenza dei periti nominati dalle parti -, è stato possibile stabilire solo che alcune bombole contenevano monossido in una quantità compresa tra 50 e 300 ppm, mentre in altre, il quantitativo supera i 300, ma non si sa di quanto. Saranno dei nuovi accertamenti disposti dalla procura di Grosseto, che verranno effettuati alla Siad di Osio, Bergamo, a quantificare con precisione il monossido contenuto nelle bombole di chi è scampato alla morte. La presenza più o meno alta di gas letale collima con il dato dei malori, più o meno forti, avuti anche dagli altri sub che si erano immersi insieme ai tre perugini deceduti.
Intossicazioni Basti pensare che tra i 120 e 150 p.p.m. L’intossicazione «lieve» da monossido di carbonio può dar luogo a cefalea, dispnea, vasodilatazione, nausea, vomito, vertigini, disturbi alla vista. Tra i 400 e 600 p.p.m.può dar luogo oltre ai sintomi dell’intossicazione lieve anche a ipotensione, tachicardia, aritmia. Quando il monossido è superiore a 1000 p.p.m. può dar luogo a coma, convulsioni, insufficienza respiratoria, ischemia miocardica, edema polmonare, arresto cardiorespiratorio.
Come ci è finito? Come tutto questo monossido sia finito nelle bombole è ancora da chiarire. Snodo fondamentale degli accertamenti sarà quello già fissato per l’11 settembre prossimo sui due compressori presenti nella barca Emery Island. L’esame infatti permetterà di capire se i macchinari erano mafunzionanti, e quindi potrebbero aver ‘autoprodotto’ il monossido di carbonio, o se invece, in caso di regolare funzionamento, il monossido di carbonio deve per forza essere entrato da fuori. Durante l’esame, altre bombole verranno riempite usando quei due compressori, e allora il mistero sarà, al meno in parte, svelato.
Gli accertamenti Oltre ai compressori, verranno anche analizzati i tubi dei compressori e la barca. In particolare, grazie alla documentazione fotografica fatta sulla barca a ridosso della tragedia in mare, verranno ricreate le stesse condizioni in cui la strumentazione si trovava quel giorno e verrà effettuata una simulazione. E’ previsto invece per la fine di questa settimana l’esame sui computerini in dotazione a ciascun sub. L’analisi, disposta al pari delle altre come accertamento irripetibile dal pm Stefano Pizza di Grosseto, verrà effettuata in una ditta specializzata di Genova.
