di Fra.Mar.
Con ogni probabilità a questo punto sarà solo questione di mesi e poi anche Daniela Lucciola, la legale rappresentante di Abc Diving di Talamone, verrà rinviata a giudizio per omicidio colposo plurimo aggravato insieme al marito Andrea Montrone e al loro collaboratore Maurizio Agnaletti, già a processo. La donna, indagata insieme agli altri due per la tragica morte di Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani, che il 10 agosto del 2014 persero la vita durante un’immersione all’isola delle Formiche perché nelle bombole che avevano noleggiato nel diving di Lucciola e Montrone c’era monossido di carbonio, era stata prosciolta dal gup di Grosseto.
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Cassazione Ma la procura ha fatto ricorso in Cassazione, ottenendo l’annullamento degli atti con rinvio al giudice che a questo punto, con ogni probabilità, la rinvierà a giudizio. Per agli altri due la prossima data del procedimento, che ancora non è entrato nel merito delle questioni, è per sabato 5 marzo, ma molto probabilmente verrà rinviato in attesa della definizione della posizione processuale di Daniela Lucciola, per unificare i due processi, in cui gli si contestano anche le lesioni colpose plurime aggravate causate a Marco Barbacci e Maurizio Ciocca, che si immersero lo stesso giorno e per fortuna non morirono.
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Accuse In particolare, per la procura di Grosseto, Lucciola e Montrone avrebbero ricaricato le bombole con due «vetusti compressori – uno del 1979 e uno del 1997 – collegati con tubi di aspirazione artigianali, dotati di raccordi precari ed inidonei ad evitare contaminazioni, di lunghezza insufficiente ( la Bauer consiglia una lunghezza di almeno 3 metri mentre misuravano 140 cm uno e 80 cm l’altro, ndr) e collocati ad altezza insufficiente ad evitare che lo scarico di fumi indotto dai motori dei compressori, in azione per il caricamento delle bombole, potesse venire aspirato dai tubi, e quindi finire all’interno delle stesse bombole ricaricate». Inoltre, secondo l’accusa, i tubi, già inidonei erano anche «posti ad altezza inferiore alla copertura in vetroresina e alla tenda parasole messe a copertura della parte poppiera dell’imbarcazione, tenuto conto della conformazione dell’imbarcazione stessa, con il cabinato e la copertura come contenimenti per possibili sacche di aria inquinata generate dall’azione combinata dello scarico dei compressori tenuti in funzione in sovraccarico per circa 4 ore consecutive e in condizioni climatiche ( scirocco, umidità, caldo e bassa pressione), ponendo gli scarichi dei compressori sopravento rispetto alla presa d’aria di riempimento delle bombole, determinandosi in tal modo delle sacche d’aria inquinata finite all’interno delle bombole». Per la procura, tutto aggravato per «avere agito nonostante la previsione dell’evento».
