di Francesca Marruco
Era venuta in Italia per studiare e conoscere gente nuova, invece trovò una morte atroce sulle rive del lago Trasimeno, dopo che un operaio conosciuto in chat l’aveva prima corteggiata e poi convinta ad incotrarlo al lago Trasimeno. Lorenzo Perrone poi, aveva drogato la giovane studentessa cinese, poi aveva abusato sessualmente di lei – in maniera tanto rude che chi la esaminò in un primo momento pensava avesse il ciclo – e quando si era sentita male, non solo non l’aveva soccorsa lasciandola lì a morire, ma l’aveva nascosta anche dietro un cespuglio, forse nella speranza che non venisse trovata subito.
Condanna Adesso, per la morte di Cheng Shang, è arrivata la condanna di primo grado emessa dal giudice di Perugia Lidia Brutti: sette anni di reclusione, ( dieci ridotti di un terzo in virtù del rito abbreviato scelto dall’imputato) a Lorenzo Perrone. Il giudice lo ha anche condannato al pagamento di una multa di 30 mila euro e a quello di una provvisionale da 500 mila euro in favore della famiglia della giovane Cheng Shang. Soddisfazione per l’esito del processo è stata espressa dopo la lettura della sentenza dalla madre della vittima, che ha partecipato a tutte le udienze accompagnata dalla nonna e dall’interprete e dai loro legali Luca Maori e Aldo Poggioni, che hanno si sono detti «molto soddifatti, il giudice ha preso atto di tutte le indicazioni dell’accusa e della parte civile, speriamo che entro breve la condanna possa diventare definitiva ed essere eseguita».
Indicato dalle amiche Era stato Perrone a trascorrere con lei gli ultimi momenti in cui era viva quella tragica sera del 13 luglio 2013. Era stato lui ad averla conosciuta in chat e ad averla portata al lago. Sempre lui quello che aveva fornito la droga alla ragazza sciogliendola in una bottiglietta. Lorenzo Perrone, trovato dagli uomini del reparto operativo dei carabinieri di Perugia, dopo che le amiche della giovanissima vittima avevano fornito elementi per rintracciarlo, ha sempre sostenuto che la ragazza ha assunto coscientemente la droga. Perché voleva provarla. E che poi si sarebbe sentita male subito dopo. Nessuna violenza sessuale dunque.
Capo imputazione Ma il capo d’imputazione, che adesso ha superato il vaglio del giudice che lo ha condannato per tutte le imputazioni, parla di un’altra storia. Agghiacciante: Perrone ha «acquistato un quantitativo imprecisato di MDMA, e averlo ceduto a Sheng Chang in concentrazioni tali da ingenerare intossicazione acuta mortale. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di indurla a subire, in condizione di inferiorità fisica e psichica, energiche violenze sessuali». Era stato il pm Massimo Casucci ad accusarlo anche di morte in conseguenza di altro reato perché «quale conseguenza non voluta dal colpevole ma comunque ipotizzabile in base ai comuni parametri della scienza medica e delle conoscenze medie in materia di sostenibilità di sostanze stupefacenti da parte della ragazza, 19enne e non abituata all’uso sistematico e in quantità considerevoli di sostanze stupefacenti, la morte della stessa Cheng Shang, per miocardio- tossicità acuta da assunzione di MDMA in dose letale aggravata dall’incremento della produzione di catecolamine derivante dalla attività sessuale indotta». Infine Perrone, ha «occultato il cadavere di Sheng Chang nel sottobosco prospiciente il parcheggio della spiaggia Albaia».
Stranieri Nel processo si era costituita parte civile anche l’Università per Stranieri, e alle udienze ha sempre presenziato il rettore Giovanni Paciullo. Per loro il giudice non ha stabilito alcuna provvisionale rinviando al tribunale civile.
