Maxi inchiesta per traffico illecito di rifiuti: 86 indagati

Prima i sospetti dovuti a strani movimenti di terreno. Poi il tentativo di nascondere tutto con resti di vegetazione. E, infine, pezzi di cemento che sbucano fuori a conferma che sotto quella coperta di frasche c’era una discarica di rifiuti inerti.

Il ritrovamento Sottufficiali e agenti del comando stazione di Città della Pieve del corpo Forestale nei giorni scorsi, hanno accertato sospetti movimenti di terreno effettuati all’interno di un lotto edificabile nella zona industriale di Pò Bandino. A un esame più accurato il personale della pattuglia ha constatato che in un area di duecento metri quadrati, il terreno appariva movimentato di recente, poi coperta con rami e frasche di piante. In alcuni punti emergevano dal terreno smosso frammenti di asfalto e pezzi di cemento parzialmente interrati .
La regolarità della forma dello scavo faceva supporre che si trattasse di una grossa buca realizzata con mezzi meccanici e successivamente, ad avvenuto riempimento, ricoperta in superficie con terreno al di sopra del quale veniva disposto materiale vegetale, con lo scopo presumibilmente di nascondere la discarica.

Approfondimenti Dalle informazioni assunte sul posto, dal proprietario del terreno e dal titolare della ditta edile che aveva eseguito i lavori, risulterebbe che l’interramento di rifiuti accertato riguarderebbe materiale inerte proveniente da interventi di demolizione.
L’area interessata è stata sottoposta a sequestro penale. Saranno effettuati a breve termine ulteriori accertamenti per confermare che il materiale sotterrato sia soltanto quello che emerge in superficie, rifiuti di natura edile, o eventualmente siano presenti anche altre tipologie di rifiuti, che possano comportare conseguenze ben maggiori di inquinamento del terreno.

Le denunce Il proprietario del terreno e l’esecutore materiale dei lavori sono stati segnalati all’autorità giudiziaria per il reato di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti, per la loro condotta rischiano la pena dell’arresto fino a un anno e la sanzione amministrativa fino a 26.000 euro, oltre a porre in essere i necessari interventi di bonifica e ripristino ambientale dello stato dei luoghi.

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