di Chiara Fabrizi
Spunta il sesto zero intorno alla presunta truffa dell’assicuratore spoletino. Già, perché la cifra sparita nel nulla, secondo alcune indiscrezioni, raggiungerebbe il milione di euro. Cresce dunque il numero dei clienti rimasti intrappolati nell’articolata rete tessuta negli anni dal professionista 40enne. Un sistema ben oliato i cui contorni che oggi appaiono incerti potrebbero essere definiti nella prossime ore. Ad imprimere un’accelerazione alle indagini, questa l’altra importante novità, sarebbe direttamente il broker presentatosi dagli uomini delle guardia di finanza per formalizzare un’autodenuncia.
La doppia indagine sulla presunta truffa, comunque, prosegue freneticamente. Da un lato ci sono le fiamme gialle da giorni impegnate nella minuziosa ricostruzione delle operazioni messe a punto dall’assicuratore spoletino. Un lavoro che muove i propri passi da una serie di carteggi acquisiti dai clienti e dell’agenzia, ma anche dal computer portatile e dalle altre tecnologie sequestrate nei giorni scorsi. Dall’altro lato, invece, c’è la spasmodica attività della direzione della compagnia assicurativa che da un paio di settimane convoca clienti, confronta polizze e fondi, segna discrepanze tra cifre e condizioni contrattuali.
Il sospetto è che l’uomo sia nel tempo riuscito a costruire un sistema completamente svincolato dall’agenzia centrale a cui faceva capo. Un modus operandi tanto autonomo quanto irregolare attraverso il quale il professionista, secondo alcune indiscrezioni che non trovano al momento conferme ufficiali, sarebbe riuscito addirittura a liquidare sinistri stradali di piccola e media entità evitando qualsiasi passaggio con la compagnia assicurativa. Operazioni complesse a tal punto da far supporre la presenza di qualche altra figura coinvolta nell’inchiesta.
«Spirito collaborativo» Aspetti, questi, che il professionista potrebbe chiarire a stretto giro. Sì, perché come detto il quarantenne si è presentato agli uomini della gdf per formalizzare l’autodenuncia. Ai militari avrebbe, quindi, mostrato un spirito definito «collaborativo» che con ogni probabilità aiuterà gli investigatori a far luce sui tanti punti della vicenda ancora in ombra.

