di C.F.
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Hanno creato qualche minuto di tensione, subito rientrata con l’arrivo degli uomini del commissariato, la decina di richiedenti asilo sbarcati in Italia dalla Libia alla fine di agosto che stamattina ha, prima, raggiunto il Comune e, poi, ripiegato sulla sede della cooperativa Il Cerchio. Una protesta estemporanea senza particolari conseguenze messa in piedi stamattina dai giovani su alcuni aspetti di gestione del progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in cui sono inseriti, oltre alla decina di Spoleto, altrettanti sono ospitati a Terni e una quarantina a Perugia.
Progetto scaduto Un progetto, questo, scaduto il 25 gennaio e che il ministero dell’Interno non ha prorogato o rinnovato, né tanto meno chiarito quale futuro avrà nonostante molti di loro risultino da settembre in attesa della convocazione della commissione che, in estrema sintesi, deve decidere se concedere l’asilo e quindi autorizzarli a restare in Italia oppure no.
La protesta Il nervosismo, insomma, serpeggia ormai da qualche settimana, anche se va detto che i soggetti del terzo settore che si occupano dei progetti, come l’Arci o la coop Il Cerchio, almeno per ora continuano ad assicurare l’alloggio e, almeno nel caso di Spoleto, l’abbonamento ai mezzi di trasporto pubblico. Oggi però, prima in Comune e poi in via Flaminia, gli animi si sono scaldati, con un paio di richiedenti che hanno dato in escandescenza. Al centro della protesta comunque, più che l’attuale fase di incertezza, sono finite le modalità di pagamento del pocket money a cui hanno diritto, 4.50 euro al giorno destinati al generi alimentari e igiene personale.
