Spoleto, via a iter per nuovo Prg: «Pronto entro 2015» (foto U24)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

Pratiche edilizie bloccate, senza Piano regolatore (prg) non si può costruire. Sono immediati e pesantissimi gli effetti della sentenza del Tar dell’Umbria che venerdì, accogliendo i ricorsi di alcuni cittadini, ha annullato lo strumento urbanistico approvato nel 2008. L’ordine di servizio agli uffici tecnici è arrivato lunedì pomeriggio, al termine di una tesa girandola di summit. Al tavolo si sono accomodati fin dalle 9 tecnici, legali e amministratori riuniti d’urgenza in giunta.

Il ricorso al Consiglio di Stato (Cds) verrà naturalmente proposto, così come sarà presentata la richiesta di sospensiva per congelare, in attesa dell’esito dell’appello, le prime conseguenze della pronuncia del Tar. Anche se i tempi non sono brevissimi: l’ordinanza del Cds potrebbe arrivare anche entro trenta giorni, quaranta giorni considerando le festività. L’alternativa sarebbe la richiesta di un decreto per inaudita altera parte, vale a dire una pronuncia urgente, si parla di pochissimi giorni, senza che la controparte, in questo caso i cittadini, possano intervenire. Un’opzione che non offrirebbe ai legali di palazzo municipio tempi appropriati per formulare la richiesta. E l’azzardo, considerato il quadro, non convince.

Cantieri fermi e Ici arretrata Anche perché i fronti sensibili sono diversi. Nell’immediato, oltre ai cantieri fermi, c’è da fare i conti con la riscossione delle cartelle di pagamento degli arretrati Ici, solo l’ultima raffica è stata inviata un paio di settimane fa e pesa circa 350mila euro. Risorse preziose, tanto che il sindaco Daniele Benedetti, lunedì sera in consiglio comunale, si è affrettato a invitare i cittadini «a versare le imposte dovute». Ma queste sono solo le contingenze. Già, perché nel caso in cui il Cds non dovesse né accogliere la sospensiva e né ribaltare la pronuncia del Tar si aprirebbero scenari drammatici.

Sindaco: «Rischiamo il dissesto finanziario» La stragrande maggioranza degli immobili costruiti negli ultimi quattro anni, tanto per intendersi, sarebbero abusivi, mentre il Comune si vedrebbe costretto a restituire l’Ici incassato negli ultimi cinque anni, per i precedenti scatterebbe la prescrizione. Una prima e prudentissima stima parla di tre milioni di euro di imposta, cifra che esporrebbe l’Ente, come ha apertamente ammesso in aula Benedetti, «al dissesto finanziario». Poi, naturalmente, ci sarebbe i danni patrimoniali di chi ha comprato terreni edificabili e oggi si trova in mano solo ettari di appezzamenti agricoli.

Serve una strategia Da definire, insomma, c’è una strategia operativa per far fronte all’emergenza e, un’altra, strettamente legale per formulare sospensiva e ricorso. L’amministrazione, intanto, in una nota «conferma piena fiducia nell’operato dei tecnici», dose rincarata da Benedetti che in aula ha specificato: «La Provincia, ma pure la Regione, nella quarantina di incontri della conferenza istituzionale non hanno mai sollevato alcun rilievo, ci fidiamo ciecamente anche del loro lavoro».

Precedente pesantissimo Un accenno non causale. Da più parti a palazzo, infatti, si sottolinea che la pronuncia dei giudici amministrativi costituirebbe un precedente per i Prg dei Comuni umbri, molti dei quali, a loro dire, avrebbero seguito l’iter contestato, approvando lo strumento urbanistico senza acquisire il parere di compatibilità sismica formulato dal Genio civile, nocciolo dell’annullamento del Prg di Spoleto. Più caute, invece, le valutazioni dei legali sommersi di carte, codici e sentenze.

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