di Chiara Fabrizi
Ancora una morte sul lavoro. A perdere la vita questa volta è un muratore originario di Campello sul Clitunno di 48 anni. Stava ristrutturando un vecchio casolare a Silvignano, piccola frazione tra Spoleto e Campello sul Clitunno, quando cadendo dall’impalcatura avrebbe urtato il volto con una vite di grosse dimensione. Il ferro gli avrebbe perforato l’occhio raggiungendo il cervello. Una morte terribile sulla quale stanno indagando gli uomini del capitano Fabio Rufino coordinati dal pubblico ministero Mara Pucci che ha già disposto l’autopsia del corpo.
L’incidente È successo intorno alle 17 di lunedì pomeriggio. L’uomo G.C. di 48 anni, dipendente di una locale ditta edile stava lavorando in un cantiere di Silvignano quando, per ragioni ancora da appurare, è caduto da un’impalcatura di basse dimensioni, un paio di metri non di più. Ma non è stato il volo e l’impatto con il terreno ad essergli costato la vita. Il muratore nel cadere sarebbe finito con il volto contro una vite di grosse dimensioni che gli ha perforato un occhio arrivando a toccare il cervello. I colleghi che hanno assistito alla scena hanno immediatamente allertato il 118, ma quando i sanitari sono arrivati nel cantiere non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo.
Indagini Sul posto sono immediatamente intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Spoleto, l’ufficio prevenzione e sicurezza dell’Asl e il pubblico ministero Mara Pucci che sta coordinando le indagini. L’area del cantiere è stata immediatamente sequestrata e il pm ha disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo. Sulla sporgenza della vite di grosse dimensioni si starebbero concentrando le indagini degli inquirenti.
Comunità in lutto L’uom era particolarmente conosciuto e stimato ed è per questo che la notizia della morte ha fatto ben presto il giro del piccolo comune arrivando a scuotere drammaticamente una comunità purtroppo già martoriata dalle morti sul lavoro. La terribile coincidenza, venerdì sarà il quinto anniversario dal rogo della Umbria Olii in cui persero la vita quattro operai, ha scioccato le poche centinaia di abitanti.
Sei vittime in due mesi In poco più di un mese sono già sei gli uomini che hanno perso la vita durante l’orario di lavoro. Lo scorso 9 novembre, un operaio romeno di 27 anni è morto a Papiano, nella zona di Marsciano, in seguito al ribaltamento di un muletto con il quale stava lavorando in un’azienda agricola. Il 26 ottobre un operaio di una ditta esterna è morto all’interno di una discarica dell’Ast di Terni durante le operazioni per scaricare fanghi da un camion. L’11 ottobre un dipendente di una vetreria di Perugia, di 65 anni, è morto precipitando dal primo piano di un palazzo in costruzione a San Mariano di Corciano. Il 9 ottobre un muratore di 58 anni è morto oggi dopo essere stato travolto da un piccolo escavatore con il quale stava lavorando in località Colle di Massa Martana. Tre giorni fa un operaio albanese di 25 anni ha perso la vita precipitando dal tetto di un capannone alla periferia di Narni mentre stava installando pannelli fotovoltaici.
Bravi: imbarbarimento del lavoro «Alla famiglia, agli amici e ai colleghi della vittima – scrive il segretario regionale della Cgil Mario Bravi – vanno le nostre più sentite condoglianze. Qualcuno sarà tentato di parlare di “tragica coincidenza”, di “scherzo del destino”. Ma noi sappiamo invece che coincidenze e destino non c’entrano affatto. Con questa morte sale a 18 il numero di lavoratori che hanno perso la vita nel 2011 in Umbria, due in più rispetto allo scorso anno. E purtroppo questa triste contabilità non è ancora definitiva». «Siamo chiaramente di fronte ad un imbarbarimento delle condizioni di lavoro – dice ancora Bravi -, perché ancora una volta per far fronte alla crisi si vogliono comprimere i diritti, si vuole risparmiare sulla pelle delle persone. Da questo punto di vista l’eredità che ci lascia il governo Berlusconi, con il ministro Sacconi che ha riversato tutto il suo impegno nello smantellamento del Testo Unico per la sicurezza, è drammatica. Per questo al nuovo governo chiediamo di tracciare una netta linea di discontinuità, mettendo la difesa e il consolidamento dei diritti e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori in cima alla sua agenda politica».


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