di C.F. e F.M.
Per la procura della Corte dei conti ha violato il rapporto contratto esclusivo che aveva con l’ospedale di Spoleto e per questo gli vengono richiesti 95 mila euro di danno erariale. Ma la difesa del medico dà battaglia in aula, evidenziando come il pagamento della reperibilità per l’hospice, che è gestito sempre dall’Asl, non possa inquadrarsi come libera attività professionale. Questa, in sintesi, l’accusa e la difesa del procedimento approdato mercoledì mattina di fronte ai giudici contabili chiamati a giudicare se il professionista sessantenne abbia commesso un illecito o al contrario agito regolarmente.
Per accusa danno erariale da 95 mila euro La procura, in particolare, ha evidenziato come il professionista risultasse tra il 2010 e il 2012 in organico al San Matteo degli Infermi e distaccato per 18 ore settimanali nella vicina struttura che ospita malati terminali. Per lavorare più ore all’hospice il medico avrebbe dovuto ricevere apposita autorizzazione dalla Asl, che invece di fronte alla richiesta specifica ha espresso diniego. Da qui la contestazione sulla violazione del rapporto esclusivo che sarebbe avvenuta attraverso il pagamento della reperibilità del dottore da parte della onlus Aglaia.
Gli avvocati: «Non è libera attività professionale» La ricostruzione è stata contestata dagli avvocati Pozzolini, Pastorelli e Salimbeni che assistono il professionista ormai in pensione. Nel merico la difesa ha evidenziato come la struttura per le cure palliative sia gestita dall’Asl che per legge, è la tesi dei tre legali, avrebbe dovuto pagare con risorse proprie i turni di reperibilità all’hospice del medico, che non possono essere inquadrati come attività libero professionale. Ma l’azienda sanitaria, ha evidenziato la difesa, si è sempre rifiutata di pagare e alla fine per garantire le attività la spesa se l’era accollata la onlus Aglaia.
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