I cittadini in assemblea a San Martino

di Chiara Fabrizi

«Le analisi del laboratorio privato con cui una cittadina ha segnalato la non conformità dell’acqua ci sono state recapitate sabato 13 ottobre alle 13.40, i nostri controlli sono stati avviati il primo giorno utile, vale a dire il lunedì mattina». E l’ordinanza è scattata il martedì. Ha scatenato rabbia e tensione l’intervento del direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asl 3, Franco Santocchia, che giovedì sera, insieme ai tecnici della Vus, ha ricostruito alla numerosa platea di cittadini le azioni messe a punto nei giorni dell’emergenza.

Il «ritardo»Tre ore di rabbia e tensione andate in scena nella popolosa frazione di San Martino in Trignano, cuore dell’area interessata dai divieti di potabilità, all’indomani della denuncia per inquinamento colposo e ritardi in atti d’ufficio a carico di quattro tra dipendenti e dirigenti Vus e Asl. I tecnici, affiancati dal sindaco Daniele Benedetti, hanno fornito dati sull’ordinaria attività di campionamento delle acque, 225 i prelievi eseguiti dalla Vus e 143 dall’Asl, e spiegato che tra la fine di settembre e il 9 ottobre le tre analisi eseguite erano risultate conformi. «Motivo per cui – ha spiegato Marco Facincani delll’Asl 3 – abbiamo deciso di attendere lunedì mattina per i nuovi controlli, ci attiviamo se c’è una ragionevole situazione di rischio».

La rabbia dei residenti Parole che hanno dato il la alla lunga serie di interventi dei cittadini che hanno lamentato «ritardi nella gestione dell’emergenza» e sottolineato «il deficit di informazione» nelle zone interessate, ricordando anche come nei giorni del divieto di potabilità non ci sia stata la consegna dell’acqua con le autobotti. «Ci avete trattato come animali» ha sbottato, microfono alla mano, una mamma. «Solo per il sito del Comune e la pagina Facebook – ha replicato il sindaco – abbiamo avuto oltre 6 mila contatti, è però evidente che per simili emergenze dovranno essere attivati nuovi canali come quello degli sms ai cittadini», proposto poco prima da un residente.

Casi di gastroenterite L’altra questione sensibile messa sul tavolo dai cittadini è quella dei tanti casi di gastroenterite registrati nella zona. «Alzi la mano – ha invitato un altro residente – chi non ha avuto disturbi intestinali», in sala praticamente tutti. Sul punto Facincani dell’Asl ha chiarito: «Il dipartimento Profilassi non ha avviato le procedure perché non c’era allarme, ciò significa che i casi di gastroenterite sono stati ritenuti virali e non batteriche, tuttavia non escludiamo che tra i tanti casi qualcuno possa avere avuto origine dalla contaminazione».

I pozzi di San Nicolò Il dibattito, per forza di cose, si è poi spostato sull’origine della contaminazione. E qui è stato l’ingegnere Bruno Papini, direttore dei servizi di rete della Vus, a ribadire: «Riteniamo che le abbondanti piogge di quei giorni abbiano causato un’infiltrazione ai pozzi di San Nicolò che sono stati immediatamente isolati dall’acquedotto». Pozzi riattivati a marzo 2012 a causa della crisi idrica dopo un anno abbondante di chiusura. «A marzo prima dell’inserimento in rete – è stato spiegato – sono stati eseguiti tutti i controlli del caso e i risultati sono stati conformi». Ma se nelle prossime settimane ci saranno interventi ai pozzi, al momento tutti isolati, per scongiurare nuove infiltrazioni non è dato saperlo.

La «sfiducia» Di certo al momento resta la rabbia delle migliaia di cittadini della zona, ma soprattutto i «timori» e le «paure» verso un bene e una risorsa su cui «tutti – come è stato ricordato all’assemblea – avevano piena fiducia». Ed è su questo, a prescindere dagli sviluppi dell’inchiesta della magistratura che indaga per inquinamento ambientale e ritardi in atti d’ufficio, che le istituzioni dovranno per forza di cosa concentrarsi.

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