Il raro rapace ferito da un colpo di fucile sparato da un cacciatore è morto. Non ce l’hanno fatta i veterinari dell’Università di Perugia a salvare l’astore ferito qualche giorno fa nella zona di Bazzano (Spoleto). Inutili tutti i tentativi compiuti, prima, dal cittadino lo ha trovato e soccorso rapidamente, consegnandolo all’Asl e, poi, dei chirurghi che hanno tentato un intervento.
L’astore non ce l’ha fatta A darne notizia è la sezione spoletina dell’associazione Italia Nostra che, in una nota, spiega che al momento dell’esame radiografico i veterinari hanno rilevato piombo da caccia non solo nell’ala fratturata dell’uccello, ma anche tra gli organi, lesionati irreparabilmente.
Ragni (ItaliaNostra): «Da mondo venatorio nessuna prevenzione» Il raro rapace, teoricamente specie protetta da normative comunitarie, nazionali e regionale, è morto e, come sottolinea il presidente dell’associazione Bernardino Ragni, la natura è un po’ più povera. «Personalmente da oltre cinquant’anni mi occupo di problemi ambientali e devo ammettere che non ho assistito ad alcuna flessione del comportamento incivile e illegale della popolazione venatoria regionale – scrive in una nota Ragni – in tutto questo tempo, non sono riuscito a vedere alcun impegno, da parte di associazioni venatorie, ambiti territoriali di caccia, singoli cacciatori, nel promuovere, divulgare, affermare, la necessità di comportamenti rispettosi della fauna protetta e, laddove è necessario, adoperarsi per prevenire, reprimere e punire azioni come quella che ha condannato a morte il giovane astore».
