di Chia.Fa.
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Dà in escandescenza in un vicolo del centro e sferra testate ai poliziotti. Sono stati momenti particolarmente concitati quelli registrati domenica sera nel cuore della città del Festival, dove un cittadino di nazionalità rumena ha, prima, seminato il panico tra le vie della parte alta dell’acropoli e, poi, aggredito gli agenti sia in strada che all’interno della propria abitazione.
Agenti aggrediti con un coltello A segnalare i danneggiamenti sono stati nella prima serata alcuni residenti del centro storico che chiamando il 113 hanno riferito di un giovane intento a colpire con calci e pugni cassonetti della spazzatura e cassette delle lettere. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli uomini del vice questore aggiunto Francesca Peppicelli che, dopo avere individuato l’uomo, hanno tentato di avvicinarlo. Ma il 30enne, incensurato e residente da tempo in città con moglie e figlia, ha reagito estraendo un coltello e cercato di ferire i poliziotti, salvo poi scappare ribaltando cassonetti.
Testate ai poliziotti L’uomo si è quindi rifugiato nella propria abitazione, sempre in centro storico. Sul posto sono anche intervenuti i carabinieri del capitano Fabio Rufino che, supportando i colleghi, sono riusciti a entrare nell’abitazione del 30enne che però non accennava a calmarsi, tanto da costringere moglie e figlia a chiedere aiuto agli agenti. All’interno dell’abitazione i poliziotti hanno quindi tentato di immobilizzare l’uomo che per tutta risposta è tornato a colpirli con testate e calci. La colluttazione, non senza fatica, si è conclusa con l’arresto del giovane accusato di violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali e danneggiamento aggravato e porto abusivo di coltello.
L’arresto Il cittadino rumeno, peraltro, era stato già segnalato qualche ora prima dalla titolare di un bar del centro dove, insieme a un connazionale, aveva per diversi minuti disturbato la clientela. L’arresto è stato convalidato lunedì mattina e il 30enne è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari in attesa dell’imminente giudizio direttissimo.
