È di Massimiliano Mirabella, il 46enne scomparso da Morcicchia (Giano dell’Umbria) alla fine dell’agosto scorso, il cadavere mutilato trovato il 24 novembre da una squadra di cacciatori nell’alveo del torrente che attraversa i boschi di Fosso Pietranzano, a ridosso dei monti Martani, tra Spoleto e Giano dell’Umbria. La notizia è stata riportata mercoledì mattina da alcuni quotidiani locali.
Test del Dna A confermare l’ipotesi che, con tutte le cautele del caso, si era fatta largo già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento dei resti umani, sono stati i risultati del test del Dna eseguiti su due campioni di tessuto osseo e muscolare prelevati dal medico legale, Gualtiero Gualtieri, nel corso dell‘autopsia.
Nessun segno di violenza, stando a quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe invece stato rilevato sul corpo in avanzato stato di decomposizione. Esclusa, dunque, la possibilità di una morte violenta, a martoriare il corpo, come era stato supposto, sarebbero stati gli animali selvatici. Per gli investigatori, con ogni probabilità, Mirabella il 25 agosto scorso dopo essere uscito di casa si sarebbe perso tra le montagne. Privo di cellulare e anche delle medicine che da anni prendeva, il 46enne potrebbe avere vagato per ore, forse anche per giorni, la temperatura lo potrebbe avere permesso, tra la fitta boscaglia dei monti Martani, senza riuscire a tornare a Morcicchia.
Cercato in quei boschi La zona circostante era stata battuta palmo a palmo dagli uomini della Prociv e pure dai militari che tra sabato e domenica avevano immediatamente fatto scattare le ricerche, affiancati dai cani molecolari. Ma di Mirabella nessuna traccia. Fuori dal campo delle ricerche, invece, il punto esatto in cui è stato ritrovato il cadavere mutilato, trasportato fin lì, questa l’ipotesi, dalla corrente del torrente di Fosso Pietranzano.
La salma non è ancora stata restituita ai familiari che dovranno attendere ancora qualche giorno prima di salutare per l’ultima volta, dopo 4 mesi di angoscia e speranza, Massimiliano.
