Soldi, droga e pistole (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

Pericolosi criminali con mega ville nella zona di Ostia, il vizio della coca e un passato che, almeno in un caso, porta dritto alla banda della Magliana. Sono stati identificati e arrestati i tre rapinatori tossicodipendenti che il 26 novembre scorso assaltarono la gioielleria Aurum, nel centro civico e commerciale di San Nicolò. A chiudere il cerchio intorno ai banditi, al termine di una delicatissima attività d’indagine coordinata dal sostituto procuratore Federica Albano, sono stati gli uomini del Nucleo operativo dei carabinieri di Spoleto diretti dal capitano Fabio Rufino e dal tenente Giulia Maggi.

Operazione «Gold beatle» A dare il la all’operazione «Gold beatle», dal nome della gioielleria e dall’auto, un Maggiolino, rinvenuta poco dopo il colpo dai militari, sono state tanto le testimonianze di alcuni cittadini, tra cui il marito della titolare dell’oreficeria che ha visto fuggire i rapinatori, quanto l’iniziativa di uno dei tre criminali, M.F., queste le sue iniziali, un pregiudicato 50enne residente nella zona di Roma. L’uomo, pochi minuti dopo la rapina, ha chiamato i carabinieri raccontando di essere stato aggredito dai malviventi poi scappati con l’auto, un Maggiolino bianco e assettato, lo stesso notato da diversi testimoni insieme a una Smart e ritrovato a poche centinaia di metri dalla gioielleria.

I volti dei rapinatori, la refurtiva recuperata: le immagini

Le indagini La versione fornita da F.M. non ha convinto neanche un po’ gli uomini del capitano Rufino che hanno immediatamente fatto scattare i controlli. Per giorni i militari di Spoleto, coadiuvati dai colleghi di Ostia, hanno pedinato l’uomo. A fornire un primo riscontro, però, sono state le impronte digitali rinvenute nel Maggiolino che hanno permesso agli inquirenti di stringere il cerchio intorno a A.N., 47enne pericoloso criminale con circa 17 anni di carcere alle spalle e un passato, seppur con un ruolo marginale, nella banda della Magliana. A Spoleto, questo il collegamento, l’uomo sarebbe stato ospite di una comunità di recupero per tossicodipendenti  Oltre a M.F., nella rete dei militari è finito anche S.C., 33enne incensurato figlio di un imprenditore romano, proprietario della Smart segnalata da alcuni cittadini. Per gli inquirenti sarebbe lui il giovane che a volto scoperto avrebbe suonato il campanello della gioielleria.

La svolta Ma a imprimere la svolta all’indagine è stata la perquisizione personale e domiciliare compiuta, mercoledì scorso, dai carabinieri di Ostia che ha permesso agli inquirenti di recuperare parte della refurtiva, per lo più collane di perle ancora prezzate e riconosciute del titolare di Aurum, per un valore di circa 20mila euro, tre pistole ad aria compressa sprovviste del tappo rosso, 5 grammi tra coca ed eroina e 6 mila euro in contanti e assegni, oltre a cellulari, ricetrasmittenti e un paio di bilancini di precisione con cui venivano pesati oro e preziosi.

Gli arresti Immediata l’ordinanza di custodia cautelare firmata la sostituto procuratore Albano che ha seguito passo passo gli sviluppi dell’indagine. L’ordinanza del gip Augusto Fornaci, anche considerata la pericolosità dei soggetti e il rischio di reiterazione del reato, è arrivata nell’arco di 48 ore. E venerdì sera sono scattati gli arresti. Prelevati nelle mega ville di proprietà a Ostia i tre sono stati trasferiti nel carcere di Regina Coeli, dove in attesa degli interrogatori, sono detenuti con l’accusa di rapina aggravata in concorso, a M.F. viene contestata anche la simulazione di reato. Ma le indagini proseguono: restano da individuare i ricettatori.

Il sindaco: «Voglio ringraziare – si legge in una nota del primo cittadino Daniele Benedetti – la Compagnia dei Carabinieri di Spoleto, guidata dal Capitano Fabio Rufino per l’efficacia e la rapidità con cui sono state condotte e portate a termine le indagini. La riuscita di questa operazione è un segnale forte, di fiducia e di sicurezza, per la presenza dello Forze Armate sul nostro territorio»

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