di Chia.Fa.
Sarà giudicato con rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica il piromane 63enne che lo scorso 25 agosto ha cosparso di benzina un’area a ridosso del carcere di Maiano e appiccato un incendio, come lui stesso ha ammesso, «per ripulire le sterpaglie».
Perizia psichiatrica La difesa punta, quindi, ad accertare l’incapacità di intendere e di volere di G.F., queste le iniziali dell’uomo, da tempo seguito dal personale medico del Centro di salute mentale e tuttora sottoposto a un trattamento farmacologico che il suo legale, l’avvocato Leonardo Romoli, definisce «complesso». Il consulente che produrrà la perizia per la difesa è il dottore Franco Simonucci, atteso in aula il 17 settembre per il conferimento dell’incarico e relativo giuramento.
Testimoni Martedì mattina è stata ascolta anche una testimone oculare. Si tratta di una ragazza di 19 anni che in aula ha ripetuto quanto già riferito ai carabinieri nei minuti immediatamente successivi all’incendio. La giovane, davanti al giudice Roberto Laudenzi, ha affermato di avere visto una Y10 allontanarsi dalle fiamme a gran velocità. Ascoltata anche un’agente del corpo Forestale impegnata in prima persona nelle operazioni di spegnimento delle fiamme. A lei sarebbero stati chiesti chiarimenti sui modalità e durata dell’intervento.
Incendio boschivo doloso Nella prima udienza il pubblico ministero Roberta Maio ha cambiato il capo d’imputazione contestato al 63enne, da incendio doloso a incendio boschivo doloso che prevede una pena da quattro a dieci anni di carcere. Un passaggio che non convince affatto la difesa convinta che l’area interessata dalle fiamme non possa essere inquadrata come zona boschiva.

