La roulotte nel campo (foto Rguno)

di Chia.Fa.

«Un pesce d’aprile». Così il sindaco Nando Mismetti bolla il caso del paventato campo rom spuntato dopo la compravendita da 14 mila euro di un terreno di mezzo ettaro circa in località Fosso Rio (Foligno) a qualche decina di metri dall’attuale accampamento della comunità nomade su cui sarebbe scattata la confisca da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Campo acquistato e roulotte A far drizzare le antenne agli abitanti della zona sono stati gli interventi compiuti nel mese di luglio quando sull’appezzamento, classificato come agricolo e vincolato sotto il profilo idrogeologico. In questo senso sul terreno, acquistato da una trentenne nomade lo scorso 26 giugno con regolare atto notarile, gli uffici comunali hanno avviato i primi controlli all’esito dei quali è stata emessa un’ordinanza ai fini del ripristino dello stato dei luoghi, mentre la sezione di Foligno del Wwf, attraverso il responsabile Sauro Presenzini, ha provveduto a segnalare gli interventi sul terreno vincolato alla procura della Repubblica.

Residenti: «Non xenofobi, ma legalitari» I fatti in questione ha naturalmente fatto alzare il livello di guardia tra gli abitanti della zona, costituitisi in comitato. Fausto Moretti, referente della realtà organizzata, che negli ultimi giorni ha compiuto alcuni sit-in di protesta, a Umbria24 lunedì ha spiegato: «Non nascondiamoci dietro l’accusa di xenofobia, noi chiediamo soltanto il rispetto della legalità, un diritto dovere di tutti, nomadi compresi. Sul terreno si può solo coltivare, gli sbancamenti e altri lavori non possono essere eseguiti – prosegue – per cui la richiesta al sindaco Mismetti è di provvedere al sequestro amministrativo dell’area per evitare di trovarsi a fare i conti tra qualche mese con un nuovo insediamento in un appezzamento di 5, 6 mila metri quadrati».

Mismetti: «Questo è un pesce d’aprile, monitoreremo» Ma le intenzioni del sindaco Mismetti non sembrano andare in questa direzione. In una nota ufficiale del Comune si legge: «Come ente siamo subito intervenuti per chiedere la sospensione immediata di qualsiasi attività edilizia in un campo agricolo privato per il quale non c’è stata alcuna richiesta da parte del proprietario, né autorizzazione da parte del municipio». E poi: «Vorrei precisare che la polizia municipale ha effettuato sopralluoghi, anche con i tecnici del Comune – scrive Mismetti – e continuerà a svolgere attività di monitoraggio della situazione. Intendo, però, mettere in evidenza che nessuno ha mai parlato di un campo rom in quel terreno agricolo: rappresenta, quindi, una sorta di pesce d’aprile. Rilevo, inoltre, che non è possibile mettere in giro voci incontrollate ed allarmistiche, anche con commenti palesemente diffamatori sui social network».

Allarme sociale La reazione di Mismetti arriva a margine di ore scandite da un confronto sui social network tracotante, su cui da Palazzo fanno sapere di aver avviato tutti gli accertamenti legali del caso, al fine di valutare l’eventuale diffamazione compiuta dai cittadini. Al contempo, però, non risulta che siano state avviate interlocuzioni di nessun tipo con la comunità nomade per verificare le intenzioni anche alla luce della confisca del campo di via Londra da parte dell’Agenzia delle Entrate. La vicenda è delicata sotto vari profili, a cominciare dal livello di allarme sociale che sta generando tra la popolazione, e su input dell’esposto del Wwf accertamenti sono stati avviati dalla procura della Repubblica, a seguire il caso sarebbe il sostituto procuratore Gennaro Iannarone.

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