di Chiara Fabrizi

Tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. Questa l’accusa che la Procura di Spoleto ha segnato nell’avviso di conclusione indagini a carico dei tre 22enni residenti a Spoleto arrestati nel giugno del 2024 per la spedizione punitiva ai giardini della scuola Pianciani avvenuta il 28 aprile precedente ai danni di un coetaneo, che è poi stato abbandonato davanti al Pronto soccorso di Spoleto. Uno degli indagati deve difendersi anche dall’accusa di minaccia aggravata dall’uso di una pistola, utilizzata per minacciare la vittima e colpirla allo sterno col calcio dell’arma: durante le indagini è stato accertato che quella pistola era in realtà una scacciacani (foto), peraltro sequestrata a casa del giovane la mattina che dagli uomini della polizia di Stato hanno eseguito le misure cautelari in carcere disposte dal gip.

Sulla spedizione punitiva di Spoleto, che secondo la ricostruzione degli inquirenti è avvenuta tra i giardini della scuola media Pianciani e un capannone abbandonato mai localizzato, si è anche assistito a un braccio di ferro tra la Procura di Spoleto e i giudici del Riesame di Perugia. Quest’ultimi, infatti, hanno rimesso in libertà due degli indagati, riqualificando il reato di tentato omicidio in lesioni. Una decisione che è stata impugnata in Cassazione dal procuratore capo Claudio Cicchella, che ne ha ottenuto l’annullamento. Va poi segnalato che dopo la scarcerazione uno degli indagati è stato nuovamente arrestato a Roma Nord in A1 perché trovato con un chilo di hashish.

Il presunto tentato omicidio premeditato ai danni del 22enne spoletino, comunque, sarebbe scattato dopo un parapiglia che si era verificato poche ore prima tra due gruppi di ragazzi davanti a un locale di Spoleto. A fronte dell’episodio violento i tre indagati, è la ricostruzione della Procura che ha delegato le indagini al commissariato di Spoleto e alla squadra mobile di Perugia, avrebbero a notte fonda contattato telefonicamente il 22enne, facendolo arrivare nei giardini della scuola paventando un chiarimento pacifico.

Qui, invece, la vittima sarebbe stata colpita ripetutamente da due degli indagati, mentre il terzo faceva il palo, coi colpi che gli sarebbero stati inferti in più parti del colpo, capo compreso, con un oggetto di metallo, si è sempre parlato della chiave di un crick per auto, oltreché col calcio della scacciacani sequestrata poi a casa di uno dei tre indagati. Il 22enne pestato sarebbe poi stato caricato in una Fiat Panda in uso all’indagato che ha fatto da palo durante l’aggressione, portato in un capannone abbandonato, nuovamente picchiato e infine ricaricato nell’utilitaria e lasciato davanti al Pronto soccorso. La Procura di Spoleto, che sul punto ha difeso fino in Cassazione la propria linea, considera il pestaggio subito dal 22enne, anche sulla scorta di una consulenza medico legale, diretto in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima, che non è avvenuta soltanto perché con le braccia il giovane aggredito è riuscito a parere diversi colpi con cui i coetanei avrebbero tentato di ferirlo al capo.

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