di Daniele Bovi
La Corte dei conti dell’Umbria ha dichiarato chiuso con rito abbreviato il processo nei confronti di tre ex dirigenti del Comune di Corciano, che hanno dovuto versare complessivamente 128.502,61 euro a titolo di risarcimento.
Il caso La vicenda nasce da una convenzione urbanistica sottoscritta nel 2006, che prevedeva la realizzazione, a carico di un privato lottizzante, di un sovrappasso pedonale sul tracciato ferroviario, opera accessoria a un piano edilizio. Nonostante la chiarezza dell’accordo, il Comune ha finito per farsi carico del costo dell’infrastruttura – pari a oltre 613mila euro – a causa di omissioni e irregolarità nella fase istruttoria e nel collaudo delle opere di urbanizzazione.
Le accuse Secondo la Procura, i responsabili dell’area urbanistica e dei lavori pubblici non hanno richiesto al privato la progettazione esecutiva, non hanno acquisito i pareri obbligatori di Rete ferroviaria italiana e di Umbra Acque, non hanno adeguato il Piano regolatore e non hanno preteso garanzie finanziarie aggiuntive. Particolarmente rilevante sarebbe stato il parere di Umbra Acque data l’interferenza dell’opera con un collettore fognario che necessitava di un rifacimento, poiché già all’epoca «determinante diffuse problematiche di allagamenti ai piani seminterrati degli edifici realizzati». Nel 2010 inoltre il collaudo delle opere, sottoscritto dai convenuti, ha escluso senza giustificazione proprio il sovrappasso, liberando di fatto il soggetto attuatore dall’obbligo più oneroso.
La fideiussione Nel tentativo di recuperare l’inadempienza, il Comune ha fatto valere una fideiussione che però non copriva quell’opera. La scelta, definita dalla Corte «indebita», ha portato origine a un contenzioso civile che l’ente perse ha perso sia in primo che in secondo grado, dovendo rimborsare al privato oltre 118mila euro di spese legali.
La sentenza Il danno complessivo per l’erario, quantificato in 731.823,28 euro, è stato posto a carico di cinque funzionari comunali, ma la sentenza si è concentrata sulla posizione di tre di loro. Tutti hanno negato le accuse, chiedendo però di accedere al rito abbreviato (che permette di poter pagare una cifra ridotta), versando rispettivamente 55.228, 64.036 e 9.237 euro, pari a circa un quarto delle somme contestate. La Procura ha ritenuto congrue le offerte, sottolineando la necessità di «garantire un incameramento certo e immediato di risorse risarcitorie all’erario pubblico». La Corte, verificato l’avvenuto pagamento nei termini, ha accolto la richiesta e dichiarato chiuso il caso.
