di Enzo Beretta
Dieci anni dopo la scomparsa di Sonia Marra è il momento della resa dei conti. E’ iniziata stamani dinanzi alla Corte d’assise di Perugia la requisitoria del pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che accusa Umberto Bindella di aver ucciso nel novembre 2006 la studentessa pugliese e di averne occultato il cadavere. Con ogni probabilità il Pm rassegnerà le proprie conclusioni nell’udienza del 2 novembre e la richiesta di condanna potrebbe essere pesantissima.
La requisitoria Nel corso del suo lungo intervento il magistrato inquirente ha ricostruito le varie fasi della vicenda giudiziaria che nel gennaio 2010 ha portato in carcere il forestale di Marsciano. Inizialmente, infatti, prima che Petrazzini divenisse titolare del fascicolo, le indagini si erano concentrate in ambienti clericali: Sonia era segretaria della scuola di teologia di Montemorcino.
Un cadavere mai trovato Nell’ipotesi accusatoria il movente del delitto – il cadavere non è mai stato trovato – è rappresentato dall’ipotizzata maternità tra la giovane e l’allievo della scuola. «Sonia ed Umberto si frequentavano – ha spiegato il Pm -. Il giorno prima della scomparsa Sonia confidò a suor Vinerba il sospetto di essere rimasta incinta ma anche di essere contraria all’aborto». Secondo Petrazzini la vittima «conosceva» il suo assassino che è entrato nell’appartamento di via Purgotti con «un motivo molto importante da cancellare». E nonostante all’interno della casa non siano state trovate «tracce o rilievi particolari» è «inevitabile» che l’assassino sia lo stesso uomo «con cui Sonia aveva rapporti». «L’autore del delitto deve essere per forza qualcuno che la frequentava» e lei «frequentava solo Bindella». Esclusa la pista del suicidio: «Che Sonia si sia uccisa facendo scomparire il proprio corpo è impossibile».
‘Pochi minuti per uccidere Sonia’ Il magistrato ipotizza che «possano essere bastati anche pochi minuti» per l’assassinio che, «pur non sapendo dove è avvenuto» potrebbe essere «circoscritto nell’area del Perugino». Sonia «amava» Umberto ma quest’ultimo ora è imputato e «secondo la giustizia italiana può mentire». Anche le deposizioni dei genitori di Umberto vacillano secondo Petrazzini: «In alcuni tratti sono inattendibili. Nel 2009 sostenevano cose diverse rispetto al 2013 quando sono stati sentiti davanti ai giudici e hanno fornito versioni parzialmente differenti rispetto a prima. Tutto ciò quanto può essere credibile e realistico?».
Un processo lungo più di cinque anni Poco dopo l’arresto Bindella è stato liberato per mancanza di gravi indizi di colpevolezza ma è comunque arrivato a giudizio. Oggi è rimasto in aula, processato a piede libero, ad ascoltare le teorie del Pm. Il processo è iniziato il 7 luglio 2011 e l’istruttoria si è chiusa 1.832 giorni dopo, nel luglio 2016, con un’altra composizione del collegio (prima Criscuolo-Cenci, poi Mautone-Narducci). Nel corso delle sessanta udienze sono stati sentiti più di 150 testimoni. L’imputato è difeso dalle avvocatesse Daniela Paccoi e Silvia Egidi, la famiglia Marra è invece assistita dal penalista Alessandro Vesi.
