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13 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:09

Finito il processo sulla scomparsa di Sonia Marra: cinque anni di udienze, a fine ottobre la sentenza

Umberto Bindella è accusato di aver ucciso e occultato il cadavere della studentessa nel 2006. In aula sono stati sentiti oltre 150 testimoni in circa 60 udienze: tra loro anche tre vescovi

Finito il processo sulla scomparsa di Sonia Marra: cinque anni di udienze, a fine ottobre la sentenza
Umberto Bindella in aula (foto F. Troccoli)

di Enzo Beretta

Più di 150 testimoni in sessanta udienze. E’ durato cinque anni il processo in Corte d’assise ad Umberto Bindella, accusato di aver ucciso la studentessa Sonia Marra per poi occultarne il cadavere con la complicità di un amico finanziere. La verità giudiziaria sulla scomparsa della giovane pugliese di cui non si hanno più notizie dal novembre 2006 arriverà a fine ottobre. Oggi si è conclusa l’istruttoria e i giudici hanno fissato il calendario per l’atto finale: 6 ottobre requisitoria del Pm Giuseppe Petrazzini, 13 ottobre parola all’avvocato Alessandro Vesi che tutela gli interessi della famiglia Marra e a seguire il collega Francesco Falcinelli per Dario Galluccio, il 20 invece è in programma la difesa del forestale. Sarà lunga l’arringa delle avvocatesse Daniela Paccoi e Silvia Egidi, certamente non mancheranno le repliche.

Le tappe Sonia Marra è scomparsa durante la notte tra il 16 e il 17 novembre 2006 dal suo appartamento di Elce. Le indagini si concentrano inizialmente negli ambienti clericali (Sonia era segretaria della scuola di teologia di Montemorcino) ma decollano quando il fascicolo arriva sulla scrivania di Petrazzini che indaga il forestale di Marsciano.

Il movente E’ la svolta: nell’ottica della procura il movente è rappresentato dall’ipotizzata maternità di Sonia. Bindella viene arrestato il 18 gennaio 2010, qualche giorno più tardi verrà liberato per mancanza di gravi indizi di colpevolezza ma arriva comunque a giudizio. Scrive il gup Massimo Ricciarelli nell’ordinanza del 7 febbraio 2011: «La scomparsa del cadavere di Sonia Marra implica la dolosa volontà di allontanare da sé sospetti e tracce da parte di chi aveva motivo di temere che il cadavere potesse portare a lui». Ancora: «Deve escludersi sul piano logico e comportamentale l’ipotesi della mera scomparsa» e «non è pensabile un mero sequestro a distanza di tempo né una morte avvenuta altrove in circostanze occasionali».

Il processo Il 7 luglio 2011 inizia il processo, l’istruttoria è lunga e complicata. Davanti al presidente Aldo Criscuolo e al giudice Daniele Cenci sfilano perfino l’ex vescovo di Perugia-Città della Pieve, Giuseppe Chiaretti, il vescovo di Gubbio Mario Ceccobelli e quello di Foligno, Gualtiero Sigismondi. Bindella è sempre presente in aula, studia in maniera maniacale le deposizioni dei testimoni. A istruttoria quasi terminata Cenci viene promosso consigliere di Cassazione e si compone la nuova Corte con Gaetano Mautone e Giuseppe Narducci. La difesa ‘salva’ decine e decine di audizioni senza far ricominciare il processo dall’inizio. «Ci interessava arrivare ad una verità nel più breve tempo possibile – dice l’avvocato Paccoi -. Questa vicenda ha letteralmente devastato la vita di Umberto Bindella». Quest’ultimo, nel frattempo, è stato reintegrato nel Corpo forestale dello Stato. Fa il contabile, si occupa di buste paga e pensioni. Anna Marra intanto è diventata presidente dell’associazione «Penelope (s)comparsi»: «Il caso di mia sorella è particolare, con questa associazione ci prefiggiamo l’obiettivo di fare pressing sulle istituzioni e non far cadere nell’oblio casi devastanti per le famiglie».

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