«Ho ucciso io Angelo, ma è stato un incidente, non volevo sparare». Sarebbe questa la confessione fatta ai carabinieri di Bra (Cuneo) di Aurelio Garneno, 58 anni, congnato e assassino di Angelo Lolli, il sindacalista umbro da molti anni residente in Piemonte.
Il corpo di Lolli, originario di Piegaro, è stato trovato senza vita in un bosco il 13 dicembre scorso. Il corpo caduto nell’invaso Enel. Inizialmente si pensò a un malore, ma poi l’autopsia svelò un piccolo foro all’altezza del cuore causato da un colpo di fucile sparato da distanza ravvicinata. Il cognato in prima battuta raccontò che si trovava sì anche lui nella zona per cercare tartufi ma si era accorto della presenza del cognato solo dopo aver visto l’auto e il cane del parente. Poi dalle indagini e dalle intercettazioni la svolta, fino alla confessione. Tuttavia, gli inquirenti, che fin da subito avevano seguito la pista dei dissapori in famiglia, ritengono che non sia stata detta tutta la verità e che l’omicidio sia stato premeditato.

