Il questore di Perugia, Nicolò Marcello d'Angelo

di Ivano Porfiri

La sicurezza “reale” nella città di Perugia è maggiore di quella “percepita”. E’ efficace, secondo il questore Nicolo D’Angelo, la strategia messa in atto dalla polizia per contrastare la criminalità e, se così non sembra, è anche per la risonanza eccessiva che talvolta i media danno a quanto avviene. E’ quanto emerso nel corso dell’audizione davanti alla Commissione di inchiesta sulla criminalità organizzata e sulla tossicodipendenza del Consiglio regionale. Lungo il confronto e tanti i temi toccati.

Sicurezza reale e percepita D’Angelo, per rappresentare al meglio la situazione, è stato accompagnato dai capi della Squadra mobile e dell’Anticrimine, Marco Chiacchiera e Luca Sarcoli. «C’è evidentemente una forte discrepanza tra la sicurezza reale e quella percepita – ha detto il questore – amplificata anche dal modo in cui le notizie vengono riportate. Il posto di polizia in centro servirà non a militarizzare la città, ma a dare un segnale ai cittadini e ai turisti, un punto di rifermento per chi si trova in difficoltà»

Sicurezza partecipata Dai lavori gli esponenti della polizia di Stato hanno rivendicato l’efficacia del contrasto quotidiano alla criminalità, pur non negando l’esistenza di criticità. Il questore ha sottolineato che «le azioni di contrasto devono essere condivise con le istituzioni e partecipate. Servono investimenti sul territorio e rivitalizzare sempre più il centro storico. Quando ci sono eventi e manifestazioni, c’è la presenza costante e viva della società e gli spacciatori scompaiono. A breve apriremo un posto di polizia in centro con almeno 10 agenti, per agevolare il controllo continuo dell’acropoli nell’ottica di una sicurezza partecipata e percepita. Bisogna lavorare dal punto di vista sociale sul fenomeno della droga. Sarebbe utile parlare della droga e affrontare pubblicamente l’argomento. Sarebbe necessario parlare di più della droga, degli effetti sulla salute, dei rischi di overdose e delle conseguenze».

Videosorveglianza Sul fenomeno furti, D’Angelo ha spiegato che, «su 84 furti negli esercizi commerciali, solo 25 avevano un sistema di allarme o videosorveglianza. Il fenomeno delle spaccate è legato alla presenza di bande organizzate stanziate su un certo territorio e che in un determinato periodo attaccano alcuni obiettivi. Non si tratta di eventi connessi a fattori specifici e quindi difficili da prevedere e prevenire. L’unica soluzione è pertanto la videosorveglianza e la sicurezza passiva, anche se di questi utili strumenti non viene ancora compresa appieno l’importanza».

Droga Il questore ha definito come «impropria» l’immagine di Perugia capitale della droga, anche se – ha ammesso – «è evidente che c’è un forte smercio di stupefacenti, gestito soprattutto da organizzazioni straniere. In città c’è una forte domanda di droga, di eroina soprattutto». Sullo spaccio c’è una divisione per etnie: i nordafricani per eroina e cannabis, mentre la cocaina, come nel resto d’Italia, è gestita all’80 per cento dalla ‘Ndrangheta che ha rapporti privilegiati con i colombiani e importa droga attraverso i Balcani. I nigeriani si sono inseriti nel sistema iniziando a trasportare eroina negli ovuli.

La lotta dei rimpatri Il contrasto viene effettuato a colpi di arresti e rimpatri. «Abbiamo arrestato 177 persone in 5 mesi, per spaccio. Ogni anno ne arrestiamo circa 500. Abbiamo scelto poi di attaccare i clandestini con i rimpatri – ha detto D’Angelo -. In città c’era una massa di cittadini tunisini clandestini che sono stati rimpatriati. Alcuni invece non possono essere rimandati in patria per accordi tra Italia e Tunisia. Abbiamo ottenuto significativi risultati, allentando la pressione sull’Acropoli. Le morti per overdose sono una cartina di tornasole della diminuzione dello spaccio: nel 2006 ne abbiamo avute 25; 33 nel 2007; 13 nel 2008; 6 nell’anno in corso. Questo significa che stiamo incidendo sullo spaccio e che viene venduta meno droga. Se non si fosse agito sui clandestini la città sarebbe rimasta strangolata. Il 2011 è stato un anno importante dato che siamo stati investiti da una massa di clandestini con permessi di soggiorno per motivi umanitari. Una volta scaduti i permessi umanitari questi immigrati sono rimasti in Italia senza che ci fossero previsioni di legge sul cosa fare con loro. E lo spaccio di droga è un modo di guadagnare subito e presto».

No al Cie La lotta è dura, ma per il questore «con un Cie in Umbria non risolveremmo il problema: sono costosi e registrano rivolte ogni giorno. Inoltre rischieremmo di avere un Cie in cui arrivano stranieri da altre regioni. La soluzione sta negli accordi bilaterali da rivedere. Ora il rimpatrio è difficile anche perché in certi paesi il sistema anagrafico è quasi inesistente, rendendo anche difficile stabilire la nazionalità dei clandestini. Se invece riusciamo a moltiplicare gli sforzi possiamo diventare autonomi nel sistema dei rimpatri».

Crminalità e infiltrazioni A proposito della criminalità organizzata, D’Angelo, Chiacchiera e Sarcoli hanno parlato di «riscontri della presenza di esponenti di Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Casalesi e altri a Perugia. Ci sono poi gruppi criminali stranieri, strutturati in mini bande, di colombiani, albanesi, rumeni, nigeriani, cinesi e nordafricani, ma sono ‘mimetizzati’ bene, non danno eccessiva visibilità alla loro presenza o puntano a controllare il territorio. I vari gruppi fanno alleanze temporanee tra loro e sono attratti da questa zona. Questi territori sono importanti per gli investimenti del denaro sporco».

Attaccati i patrimoni Per attaccare la criminalità uno strumento importante implementato per primi in Italia è stato quello del sequestro per la successiva confisca di beni e capitali  il cui possesso risulta ingiustificato per individuare le quali «è stato costituito un gruppo di lavoro che si occupa di misure patrimoniali». Reparto prevenzione crimine Infine, il questore ha sottolineato l’importanza dell’insediamento del Reparto prevenzione crimine Umbria-Marche a Perugia.