di Enzo Beretta

Aperta e subito rinviata all’11 febbraio prossimo, per valutare la scelta di eventuali riti alternativi, l’udienza preliminare in cui una dominicana di 33 anni è accusata di aver costretto donne, uomini e transessuali a prostituirsi nell’appartamento in cui lei stessa portava clienti, vessando le vittime dello sfruttamento ma anche portando loro cibo «in modo da garantire continuità alla attività». Per questi fatti, avvenuti a Corciano tra il giugno 2022 e l’agosto 2023, il pubblico ministero Franco Bettini ha chiesto il rinvio a giudizio. Uno dei transessuali sfruttati ha chiesto di costituirsi parte civile e un risarcimento di 30 mila euro.

Le accuse La dominicana, difesa dagli avvocati Danilo e Francesco areni, viene ritenuta responsabile del reato di sfruttamento della prostituzione. Secondo l’accusa «induceva e favoriva la prostituzione di varie persone di sesso femminile e maschile», sublocando un appartamento da 400 euro al mese, anche al costo di 200 alla settimana. In questo appartamento – secondo l’accusa – «accompagnava le meretrici» dopo aver trovato i clienti «pubblicando vari annunci» su noti siti in cui pubblicizzava le prestazioni sessuali anche di chi, oggi, vuole essere risarcito. Tra questi la transessuale colombiana di 42 anni che viene accusata di aver ceduto droga durante un incontro. Quest’ultima ha raccontato di essere stata costretta per anni «a ricevere clienti e a prostituirsi» attraverso «atteggiamenti vessatori» con «violenza fisica, verbale e morale».

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