Ha permesso di scoprire «un sodalizio piramidale», al cui vertice c’era un cittadino albanese, il ritrovamento, un anno fa, di 68 chili di cocaina parzialmente nascosti nel controsoffitto di una pizzeria di Foligno. Da quel sequestro sono partite le indagini che hanno portato, martedì, all’emissione di sette misure cautelari nei confronti di altrettante persone «ritenute gravemente indiziate – spiega il procuratore di Perugia Raffaele Cantone in una nota – di far parte di un’associazione dedita al traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina». Tre persone sono state condotte nel carcere di Capanne, una è stata posta agli arresti domiciliari, mentre altre tre risultano al momento irreperibili.
Le indagini Le misure cautelari sono state eseguite in data odierna dai finanzieri del Comando provinciale di Perugia, in attuazione di un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, su richiesta della Procura. Cinque cittadini sono di origine albanese, uno è italiano e uno di origine rumena. La maggior parte di loro risiede in provincia di Perugia. Le indagini sono state avviate nel 2024 a partire dagli elementi emersi in un altro procedimento penale. Gli accertamenti, condotti attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, sistemi di localizzazione satellitare e attività di osservazione e pedinamento, hanno consentito di delineare l’operatività di un’organizzazione strutturata, attiva principalmente nell’area perugina.
Struttura gerarchica Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo aveva una struttura gerarchica ben definita. Al vertice è stato individuato un cittadino albanese che, pur trovandosi in Albania, coordinava e gestiva l’approvvigionamento e la distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina destinati al mercato umbro. Il capo dell’organizzazione si sarebbe avvalso anche della collaborazione della moglie, socia di dell’attività di ristorazione a Foligno, oltre che di altri due sodali, uno albanese e uno italiano. L’esercizio commerciale, secondo gli inquirenti, veniva utilizzato come «copertura» e per il reinvestimento dei proventi dell’attività illecita.
Criptofonini Centro decisionale e principale area operativa dell’organizzazione è risultata dunque essere Foligno, anche se è stata accertata l’esistenza di una rete di acquirenti attiva in diverse località del nord e del centro Italia. Per rendere più difficili i controlli e ostacolare le indagini, i componenti del gruppo adottavano particolari cautele nelle comunicazioni, utilizzando esclusivamente criptofonini e applicazioni di messaggistica istantanea. Facevano inoltre ricorso a dispositivi per individuare eventuali sistemi di videosorveglianza, a ricetrasmittenti di ultima generazione e a veicoli dotati di doppio fondo per il trasporto della droga. Proprio l’uso sistematico di questi accorgimenti ha reso più complessa l’attività investigativa.
Oltre 50 episodi Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti e documentati oltre 50 episodi legati alla movimentazione di sostanza stupefacente. L’attività dei militari ha già portato all’arresto in flagranza di quello che è stato definito dagli inquirenti «il corriere e il custode della cocaina» (recentemente per l’uomo è stato chiesto il processo), al sequestro dei 68 kg trovati in pizzeria e di alcuni immobili nella disponibilità di uno degli indagati, oltre a due autovetture modificate per il trasporto dello stupefacente.
Struttura stabile Accogliendo la richiesta della Procura, il giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari ritenendo il quadro indiziario «di pregnante rilievo in ordine all’esistenza di una struttura organizzativa stabile», fondata su rapporti consolidati nel tempo e finalizzata all’approvvigionamento e alla distribuzione al dettaglio di sostanze stupefacenti, elementi considerati indicativi di un accordo di carattere generale e continuativo.
