di Francesca Marruco
Convenzionalmente vengono chiamati disordini fuori dallo stadio, anche se il termine giusto è violenza. Giustificata da nulla, soprattutto in occasione di una partita di calcio. E se mai attenuante possa esistere all’uso della forza, in casi come questo valgono solo le aggravanti. Si è avvalso della facoltà di non rispondere ma poi ha voluto puntualizzare che lui era «dispiaciuto» per aver tirato una manganellata ad un funzionario della questura di Perugia a cui ha voluto chiedere «scusa», perché «ha perso la testa». Tutto questo perché, ha detto il 22enne di Ascoli, «ho visto un tifoso della mia squadra a terra sanguinante e ho perso il controllo». Il giovane marchigiano ha dato la sua versione dei fatti davanti al giudice Volpe che al termine dell’udienza di lunedì mattina ha convalidato l’arresto e disposto per lui l’obbligo di firma giornaliero.
In aula Il giovane, F.F., assistito dall’avvocato di fiducia Maurizio Cacaci del foro di San Benedetto del Tronto, era accusato di resistenza e minacce a pubblico ufficiale, lesioni aggravate dal fatto di aver colpito un pubblico ufficiale nello svolgimento di pubblico servizio. Gli veniva contestato anche l’aver portato un manganello telescopico in metallo, e l’aver acceso un petardo durante la partita. E’ stato arrestato dalla polizia, diretta sul posto dal vicequestore Francesco Moretta, dopo aver colpito alle spalle un funzionario della questura, e dopo essersi nascosto dentro un Doblò in cui si era subito tolto la felpa per non essere riconosciuto e si era disfatto del manganello.
Le parole del giudice Il giovane ascolano incensurato, che comparirà nuovamente davanti al giudice il 20 dicembre prossimo per il processo, era già stato fermato all’ingresso dello stadio prima dell’inizio della partita perché in possesso di una bandiera con simboli di estrema destra. Gli agenti lo hanno identificato e gli hanno sequestrato il drappo. Il giudice che ha convalidato il suo arresto ha parlato di «condotta impropria ed aggressiva durante la partita» e di «possibilità di reiterazione di condotte dello stesso tipo». Questo secondo il giudice, era evidente «dalle modalità del fatto»,perché il giovane, «più che andare a tifare per la propria squadra ha dimostrato di voler avere un comportamento violento».
Daspo E intanto, in attesa della prossima udienza arriverà per lui un Daspo molto pesante dalla questura di Perugia. E il suo promette di essere solo il primo di una lunga lista: la Digos di Perugia infatti, diretta da Francesco Moretta, con l’ausilio della scientifica, sta lavorando per identificare i tifosi del Perugia che hanno provocato momenti di grossa tensione in due distinti episodi al termine della partita, caratterizzata dal lancio di petardi è anche da sfottò razzisti nei confronti di un giocatore del Perugia.
Bilancio E’ stato solo il sangue freddo di chi sa gestire la piazza ad evitare il peggio. Se infatti le forze dell’ordine, mettendo a rischio anche la propria incolumità con le pietre che volavano sopra le loro teste non tutte protette cdal casco, non si fossero letteralmente messe in mezzo tra le due tifoserie, il bilancio sarebbe stato ben peggiore. Ma questo non basta. Adesso, chi ha lanciato pietre, mazze, chi ha cercato di menare le mani coi bastoni e con le cinghie verrà identificato e denunciato.
La follia Nel parcheggio P5 saranno stati una sessantina i tifosi del Perugia che hanno cercato di attaccare quelli marchigiani. I poliziotti hanno fatto da cuscinetto e grazie all’uso di 19 lacrimogeni, hanno cercato di disperderli, cercando di far salire nei pullman i tifosi dell’Ascoli, ed è stato in quel momento che il giovane ha colpito il funzionario ed è stato arrestato poco dopo. Altri cinque poliziotti sono finiti in ospedale con contusioni più lievi, uno con una frattura al dito di un piede. Poi il secondo attacco agli autobus dei marchigiani. Erano tutti celati dietro sciarpe e felpe. Che poco potranno verso agenti di polizia che saprebbero riconoscerli ovunque e che ben presto gli daranno un nome e un cognome.
