L'assessore Vincenzo Riommi

di Francesca Marruco

«La rilettura del contenuto delle conversazioni contestate nel corso dell’interrogatorio a Vincenzo Riommi, ha consentito di chiarire l’equivocità di alcune conversazioni telefoniche captate. Egli, pur essendosi interessato della posizione di alcuni soggetti che intendevano partecipare alla selezione in Webred, non risulta avere poi contattato alcun membro della commissione, limitandosi a fornire informazioni in merito allo sviluppo del procedimento. Peraltro, egli ha fornito indicazioni anche a persone che non hanno superato la selezione e che non sono state assunte in Webred».

L’archiviazione E’ questo il passaggio centrale della richiesta di archiviazione formulata dai sostituti procuratori Mario Formisano e Massimo Casucci, e poi accolta dal giudice Lidia Brutti, in ordine a quel filone dell’inchiesta nota col nome ‘Sanitopoli’ in cui erano indagati l’assessore regionale Vincenzo Riommi e il consigliere Luca Barberini per delle presunte irregolarità nei concorsi di reclutamento alla partecipata Webred.

Mancano elementi costitutivi del reato Nell’archiviazione, datata sei dicembre 2013 si legge che «non si ravvisano gli elementi costitutivi dei reati ipotizzati, mancando indici concretamente sintomaci di condizionamenti esterni che possano avere inciso sulla obiettività e independenza dei membri della commissione e, di conseguenza, di una ipotetica strumentalizzazione della funzione. La correzione di alcuni voti delle prove d’esame( peraltro, a quanto sembra, ricorrenti anche con riguardo ad altre schede, senza alcuna concreta incidenza sulla graduatoria finale del concorso)». Per questo, anche per il giudice si puo’ eventualmente trattare di «mere irregolarità in ordine alle quali sembra assai arduo poter validamente sostenere l’acusa in giudizio, anche in relazione al delitto di falso».

La memoria difensiva Nella corposa memoria depositata dall’avvocato Nicola Di Mario, che difendeva l’assessore Riommi – accusato d’abuso d’ufficio – veniva tra l’altro sostenuto che Webred non ha natura pubblicistica, perchè «la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di precisare che le società con partecipazione pubblica non perdono la natura di soggetti di diritto privato solo perchè lo Stato o gli enti pubblici ne possiedano, in tutto o in parte, le quote». Pertanto, Riommi, non poteva essere accusato di abuso d’ufficio, non essendo – nell’ambito di Webred- un incaricato di pubblico servizio. Se questo non fosse stato sufficiente, l’avvocato Di Mario, nella corposa memoria evidenziava che «la complessa attività tecnica di ascolto, non ha evidenziato l’esistenza di contatti tra riommi e la commissione esaminatrice, e ha escluso che l’assessore Vincenzo Riommi abbia mai influenzato e/ o condizionato, le determinazioni di giudizio».

Il processo a Lorenzetti Dopo la chiusura di quella indagine avvenuta nell’agosto del 2012, per il filone Webred non era arrivata la richiesta di rinvio a giudizio, come invece accaduto per la parte dell’inchiesta relativa alla delibera della Giunta regionale, per cui sono finiti a processo l’ex governatrice dell’umbria Maria Rita Lorenzetti e l’ex assessore Maurizio Rosi, insieme all’ex direttore della Asl di Foligno Gigliola Rosignoli e all’ex capo di gabinetto della presidente Lorenzetti, Sandra Santoni. Per loro il processo proseguirà lunedì 17 marzo con la deposizione di alcuni carabinieri del nucleo investigativo di Perugia – al tempo guidato dal maggiore Giovanni Rizzo – che portarono avanti le indagini. I pm Formisano e Casucci dunque, dopo la bocciatura delle intercettazioni, si avvarranno delle testimonianze degli inquirenti per dimostrare la loro tesi accusatoria.

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