Un episodio di quelli che, purtroppo, non sono nemmeno così rari sui campi di calcio di provincia. Ma ancora più brutto perché coinvolge ragazzi adolescenti. E’ avvenuto sabato a San Venanzo, impegnato nella partita del campionato provinciale Juniores contro il San Gemini. A raccontarlo una collega giornalista che ha assistito alla partita e ha inviato una lettera a Marsciano7 (non viene riportato il nome ma Umbria24 ha verificato la veridicità della lettera). Ne riprendiamo alcuni passaggi:

«Avendo il pomeriggio libero decido che era il momento di assistere ad una delle partite del campionato Juniores, ma vado da spettatrice, non da altro. Tutto pensavo, arrivando allo stadio, tranne che dover “rispolverare” il mio corso di primo soccorso con la CRI o la mia penna per segnalare un gravissimo fatto di cronaca. La partita scorre bene. Il San Gemini sembra più motivato e preciso nel primo parziale infatti, i ragazzi ospiti, si portano sullo 0-2. Con facilità veramente. Il San Venanzo sembra non trovare il giusto equilibrio in campo. Qualche decisione discutibile del giovane arbitro, ma anche il secondo parziale sembra andare tranquillo. Qualche scaramuccia in tribuna, fra l’altro in totale nei due settori dello stadio, saremmo stati al massimo 50-60 persone. Mentre dalla radio seguo la serie B, giornata nera per “noi” ternani ma alla fine un occhio al Perugia che invece ha vinto lo butto sempre, il giovane San Venanzo accorcia le distanze e si porta sul 1-2.

La gara a questo punto si innervosisce un pochino: i ragazzi del San Gemini perdono un po’ di equilibrio e subiscono la reazione locale che vede accorciare il divario. Ci provano i ragazzi del San Venanzo, riescono ad essere pericolosi in qualche occasione sfumata sempre per la mancanza di cinismo davanti alla porta. Ci sta, sono giovani anche per questo. Mentre il tecnico del San Gemimi chiede a gran voce attenzione ai suoi, qualche protesta per qualche decisione dubbia del direttore di gara si alza dalle panchine. Posso riportare, senza possibilità di essere smentita se non mentendo, che uno dei ragazzi del San Gemini, ha offeso con gesti osceni e offensivi appunto, la tribuna locale, per lungo tempo, senza che il direttore di gara facesse nulla in proposito.

Ma il momento in cui si scrive questa pagina bruttissima, mai ho assistito a tanto, arriva al triplice fischio. Con qualche sfottò di troppo alla fine della partita, dalle parole si passa alle mani. Vola qualche colpo fra i ragazzi e si degenera. Provano gli adulti in campo a sedare la cosa, ma mentre le mamme dalla tribuna preoccupate iniziano a strillare di paura, in campo anche gli adulti passano alle mani. Rivendico la mia onestà intellettuale e anche quella di tutti i protagonisti: invece di sedare la rissa, due degli “adulti” in panchina del San Gemini passano ad offendere e parte qualche colpo nei confronti dei ragazzi. E’ stata una scena delirante. Forse per la prima volta in questi dieci anni, non trovo le giuste parole per descrivere la situazione che si è creata. Chiamo il 118 e provo ad entrare in campo, quando vedo un ragazzo del San Venanzo a terra e vado per aiutarlo, visto che ho passato molti anni in Croce Rossa.

Si placano un po’ gli animi quando si capisce che il ragazzo a terra sta male. Arriva l’ambulanza e solo dopo i carabinieri, allertati dalla società e arrivati da Orvieto (siamo a 35 km da San Venanzo): parlano con arbitro, dirigenti e qualche ragazzo coinvolto. Altri due dei ragazzi del San Venanzo, scopro in serata, sono stati accompagnati dai genitori al Pronto Soccorso con colpi varisubiti, chi al costato, chi in testa. Il ragazzo che ha lasciato il campo in ambulanza se la caverà con tre settimane di tutore visto che dopo essere stato colpito alle spalle, è caduto e forse lì ha subito il colpo per la spalla. Cosa aggiungere? Io non trovo appunto le parole. Cosa fare? Nemmeno qui ho una risposta. Purtroppo credo che non sia più questione di “solo” calcio, ma un disagio sociale che ha altre e molto più ampie radici. Spero di trovare presto una nuova, bellissima pagina di calcio da scrivere in questo diario lungo ormai dieci anni».

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