di Chiara Fabrizi
San Pellegrino si aggrappa allo zafferano della speranza salvato dalle macerie del 24 agosto. Sono i pistilli di Lorenzo e Ilaria che, seppur a fatica, continuano a dare speranza a questo borgo che per primo ha perso il suo campanile, dove già da oltre due mesi quasi l’intero abitato è stato dichiarato zona rossa. Fuori dal perimetro delle macerie c’era la piazzetta alle porte del paese dove, subito dopo il primo sisma, sono piombati decine di addetti ai lavori, dai vigili del fuoco ai volontari della protezione civile. Ora anche quel luogo centralissimo è pericoloso.
San Pellegrino si aggrappa allo zafferano della speranza Gli edifici che lo circondano hanno ceduto col terribile terremoto di magnitudo 6,5, arrivato circa un mese dopo dallo smantellamento dell’unica tendopoli che ha accolto il centinaio di residenti sfollati, poi collocati tra autonoma sistemazione e alberghi, mentre le canadesi blu venivano smontate. Domenica mattina gli stabili rimasti in piedi si sono aperti, il cataclisma è tornato ad abbattersi sul borgo. Ma con Norcia distrutta si è tardato a fornire soluzioni agli sfollati che hanno dormito in pullman un paio di notti prima che lunedì sera iniziassero le operazioni di installazione di una tensostruttura: «Siamo stati abbandonati per 48 ore – lamentano – qui il sindaco non si è ancora visto». Ma San Pellegrino ha un’arma in più, lo zafferano di Ilaria e Lorenzo salvato dalle macerie e ormai in fiore da oltre una settimana. Ogni giorno all’alba i due trentenni. che un anno fa hanno deciso di trasferirsi qui e creare l’azienda agricola Bosco Torto, raccolgono lo zafferanno e poi procedono all’estrazione dei pistilli. Mercoledì con le mani gialle c’era Cecilia Amici, ottantenne.
Allevatori Tra i residenti anche Aurelio che con la moglie sta caricando i bagagli in auto per raggiungere un albergo di Terni e le signore del paese che alle 13 sulla fiamma di un fornello da campeggio mantecano un risotto zucca e salsiccia. Ad ascoltare i residenti che non mancano di criticare la decisione di smantellare la tendopoli, in cui comunque si è patito fango e pioggia. Tra i residenti di San Pellegrino anche i fratelli Onori titolari di un allevamento di vacche. Ad ascoltarlo il sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci,: «Ho la stalla inagibile dal 24 agosto – dice – nessuno ha fatto niente e ora ho nuovi danni e rischio di perdere le bestie». Ad aiutarlo ci sono i vigili del fuoco tornati con un’unità a San Pellegrino che definivano l’intervento per rimuovere un cornicione pericolante della stalla.
Bocci tra gli sfollati All’uscita dalla tendopoli il sottosegretario, sollecitato, dice di aver trovato «gente pronta a combattere come ha fatto tante altre volte nel passato, ma la sofferenza è tanta. Ora proviamo a chiudere questa prima fase dell’assistenza alla popolazione e poi come ha detto Renzi container entro Natale, dopodiché affrontiamo la questione casette. Ma qua – dice Bocci – le imprese agricole e zootecniche hanno bisogno di assistenza che gli va data perché – evidenzia – il rischio è di aggiungere spopolamento e impoverimento ai danni materiali. San Pellegrino oggi è una montagna di macerie e la comunità non è la stessa che si è addormentata sabato notte, ma sono convinto – ribadisce – che questa gente avrà la forza per ripartire anche col sostegno del governo e delle istituzioni locali che – conclude – sono altrettanto convinto faranno il proprio dovere con serietà e coraggio».
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