«Io vorrei sapere, sapere perché sono rimasto l’unico a pagare. Lo vorrei gridare ai miei avvocati, a tutti, al mondo intero. Loro sono stati ritenuti innocenti e io sono qui». E’ lo sfogo raccolto da colloqui riportati su Repubblica e Messaggero di Rudy Guede, il giovane ivoriano che sconta nel carcere di Viterbo, grazie al rito abbreviato, 16 anni per violenza carnale e concorso in omicidio di Meredith Kercher.
L’unico in carcere Alla notizia dell’assoluzione in appello di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dice Guede, «sono rimasto senza forze, non mi sentivo cosi’ nemmeno quando ho avuto la sentenza definitiva». «Sono davvero giù di corda – confida il giovane -, ho paura del giudizio degli altri adesso. Quello che vorrei di più è essere dimenticato». Il pensiero va ai due ex fidanzati assolti: loro «sono a casa – dice -. Lei è una star e io sono l’unico che resta in carcere».
Come col mostro di Firenze Intanto, dagli States, Curt Knox, il padre di Amanda torna a dire che «lei non è mai stata così terrorizzata come durante quell’interrogatorio con la polizia italiana. Amanda è stata picchiata. Alla fine l’ha riconosciuto pure quel procuratore di cui preferirei non fare il nome». «Amanda ha pagato per una questione di soldi», spiega Curt Knox anche in un colloquio con la Stampa e con lei hanno usato tattiche «simili a quelle adoperate contro il mostro di Firenze». «Sulla polizia – prosegue Knox – c’è stata una pressione tremenda per trovare comunque un colpevole. E lei era il personaggio ideale per realizzare quella loro teoria. Venduta subito alla stampa». Una città come Perugia, aggiunge, «non poteva permettersi quella terribile pubblicità. Immaginate il terrore delle centinaia di migliaia di genitori che spediscono i figli laggiù. Immaginate che cosa può significare economicamente per quella città».
Troppo naive Curt Knox non parla di «errori», ma dice che Amanda è stata «naive», «ha peccato di percezione», per ingenuità: «aveva solo vent’anni e nei suoi comportamenti non si rendeva conto delle profonde differenze culturali tra Italia e America». «Subito dopo il delitto le avevamo detto: torna. E lei: ma no. Lei è stata educata a essere collaborativa: civicamente responsabile. Come usa qui. Il rispetto del vigile del fuoco. Del poliziotto. Un sorriso per tutti. E il sorriso è sempre stata la sua arma. Tutto questo è stato utilizzato per costruirle addosso quel personaggio che non era. La party girl: ma qui non aveva neppure l’età per andare al bar. E poi quelle forzature della procura. Come nel caso del messaggino a Lumumba». «In inglese ‘See you later’ non è mica la certezza di un appuntamento. E’ un saluto: ci si vede. Come si fa a considerarlo una prova di un’intesa? Per fortuna alla fine la giustizia italiana ha dimostrato che il vostro sistema funziona».
La questura: no comment «Nessun commento sulle dichiarazioni rese in passato da Amanda Knox. C’ e’ un procedimento in corso davanti al tribunale di Perugia»: il portavoce della questura del capoluogo umbro risponde così a chi gli chiede di commentare le dichiarazioni del padre dell’americana secondo il quale la giovane è stata «picchiata e terrorizzata» dalla polizia. In tribunale è infatti in corso a carico di Amanda Knox un processo per avere calunniato sette funzionari di polizia e un interprete della squadra mobile di Perugia. I suoi genitori Curt Knox ed Edda Mellas, in un altro procedimento già approdato in tribunale, devono invece rispondere di diffamazione nei confronti degli stessi agenti. Amanda Knox è stata accusata di calunnia in danno della polizia per le dichiarazioni rese durante il processo di primo grado per l’omicidio Kercher. In particolare deve rispondere di avere accusato falsamente una interprete che l’assisteva in questura durante gli interrogatori della notte del 6 novembre del 2007, quando fu arrestata insieme a Raffaele Sollecito. Lo stesso – secondo l’accusa – avrebbe fatto con alcuni agenti e funzionari della polizia, accusati di averla «percossa alla testa» e di altre violenze mai accertate. La Knox si proclama comunque innocente. La prossima udienza è in programma il 15 novembre. I genitori vengono invece processati per avere diffamato a mezzo stampa alcuni agenti della squadra mobile di Perugia che svolsero le indagini sull’omicidio Kercher. Curt Knox ed Edda Mellas sono stati accusati in quanto nel 2009, sul sito internet del The Sunday times, «attribuirono» – secondo l’accusa – ai poliziotti «azioni e condotte difformi dai doveri d’ufficio». Il procedimento tornerà in aula il 24 gennaio.


povera amanda, fatela santa!! così santa che ha accusato subito una persona completamente estranea ai fatti…poi l’interprete agenti etc etc come si legge nell’articolo..non da meno suo padre e sua madre..beh ma si sa, gli ammeregani sono sempre nel giusto..vedi il cermis..l’iraq..l’afganistan etc etc
@Gennaro Esposito: signor Esposito, io non so se Amanda sia una santa, ma di certo con la pazienza che deve avere nel leggere i commenti dei colpevolisti si allena seriamente a diventarlo. Mi scusi, ma non le sembra il caso di attingere informazioni da fonti serie e non dai giornali che ripetono a pappagallo le solite bugie da oltre sei anni? Le dico solamente che il famoso interrogatorio della notte del 5-6 novembre 2007 è stato dichiarato illegale dalla Corte di Cassazione per il modo in cui è avvenuto. Aggiungo che la sua videoregistrazione (obbligatoria, secondo la legge italiana) è subito misteriosamente scomparsa, come se i poliziotti (dodici, di notte, col metodo Reid che induce falsi ricordi) – avessero paura a mostrare in tribunale il modo in cui hanno trattato Amanda. Aggiungo che Amanda ha prontamente ritirato la sua calunnia (che tra l’altro non era decisa, ma piena di dubbi e infarcita di “mi sembra ” ” mi pare ” ) prima in un memoriale manoscritto e consegnato alla polizia la mattina stessa del 6 novembre, e subito dopo, il 7 novembre, in un secondo memoriale pure consegnato alla polizia. E più tardi, in un terzo memoriale dato ai suoi avvocati.
I memoriali esistono sono presso la procura di perugia e sono consultabili anche online. Non le sembra uno strano modo di calunniare, quello di accusare (e neanche con tanta convinzione) e dopo poche ore ritirare tutto ? Non c’è malizia in una calunnia che viene spontaneamente ritirata dopo poche ore. C’è semmai confusione mentale e stanchezza dovuta a un interrogatorio massacrante. Stanchezza che dopo qualche ora di riposo ha ceduto il posto alla lucidità. Appena lo trovo, le dico il link della ritrattazione del 7 novembre (la più completa).
Se l’omicidio fosse stato commesso in USA ,la Amanda sarebbe stata condannata a morte o ergastolo.In Italia non esiste la pena di morte e non gli avrebbero dato l’ergastolo in quanto non premeditato sicuramente.I genitori si possono comprendere,in quanto tali,pur di vedere fuori dal carcere la figlia ,che rimane colpevole anche per l’opinione pubblica americana.Il giudice che l’ha assolta,davanti a prove evidenti, ha dimostrato che l’ingiustizia è una reale possibilità della giustizia italiana…
@Luigi Diana: Il giudice Hellmann che l’ha assolta in appello nell’ottobre del 2011 non ha commesso un’ingiustizia, e le spiego il perché: quelle che lei chiama “prove evidenti” (il DNA sul coltello e sul gancetto del reggiseno, e l’ impronta insanguinata nel bagno) erano state raccolte nel processo di primo grado dalla procura di Perugia. Alle ripetute, e perfettamente legittime, richieste della difesa di esaminare da vicino i procedimenti che avevano portato a quelle “prove”, la procura ha sempre risposto un secco ” no” . Ma in appello, il giudice Hellmann non si è arreso davanti a quel “no” immotivato, e come San Tommaso ha voluto vederci chiaro. E la procura è stata costretta a scoprire gli altarini, ed è risultato che gli strumenti usati dall’accusa nel fare le indagini erano sballati, le misure erano state fatte senza seguire i protocolli internazionali, indispensabili per evitare contaminazioni, e il tanto sbandierato DNA non esisteva. Conclusione: contro i due ragazzi non c’era uno straccio di prova. Tutte le analisi, invece, inchiodavano Rudy Guede. Di qui l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito.
Questo articolo si intitola Rudy Guede ora urla di rabbia: «Perché Amanda e Raffaele sono fuori e solo io in carcere?»
Com’è che si è finito a parlare esclusivamente della Knox?
A Guede chi ci pensa?
Io vedo solo l’ennesima prova di razzismo.
Vedo solamente un’altro Trayvon Martin o Ermett Till ma dall’altra parte della sbarra.
E vorrei credere che questa sia una parte migliore.
Rudy ha scelto il rito abbreviato, e la sua condanna è stata definitiva: tra l’altro abbastanza breve, perché gli iniziali 30 anni gli sono stati dimezzati, e oggi nel maggio 2014, dopo appena sei anni di carcere, è già in regime di semilibertà.
Gli altri hanno scelto il rito ordinario, sono andati automaticamente in appello
e nell’ottobre del 2011 sono stati assolti. Questo non è razzismo ma semplice applicazione della legge italiana. E a proposito di razzismo: mentre i due ragazzi hanno pagato gli avvocati di tasca loro, Rudy Guede è stato difeso gratis dai migliori avvocati di Perugia. Non ha sborsato un euro. E come le dicevo è semilibero e presto sarà libero mentre gli altri due devono affrontare la prospettiva di 30 anni di carcere. Sì, certo, possiamo parlare di razzismo, ma non nel senso che dice lei signor Ivy: in senso opposto. Non “povero Rydy” ma “povera Amanda, povero Raffaele”.
Ma la pagano per fare il difensore online? oggi sarà contento
Mah prima o poi uscirà fuori la storia che questa povera ragazza s’è uccisa da sola visto che sò tutti innocenti…Che amarezza la giustizia italiana,vorrei proprio vedere se fosse successo in America come sarebbe andata a finire…