Un momento dell'operazione condotta dalla guardia di finanza

di Iv. Por.

Lo stratagemma è simile a quello usato da Totò con Peppino nel film Totò, Peppino e la malafemmena quando Totò ruba al fratello i soldi dal suo nascondiglio per poi restituirglieli per saldare un debito. In realtà, si tratta sempre degli stessi soldi. Allo stesso modo, la banda scoperta dalla guardia di finanza di Perugia rubava sempre gli stessi bancali per poi rivenderli sottocosto con tanto fatture false. Le fiamme gialle hanno individuato in questo contesto quattro imprese che operavano illecitamente nel territorio provinciale nel settore della commercio all’ingrosso di imballaggi.

Tre persone sono state denunciate per svariate ipotesi di reato che vanno dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti all’utilizzo delle stesse, dall’occultamento delle scritture contabili all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, nonché all’omesso versamento dell’Iva dovuta all’erario, alla ricettazione, falsità in scritture private e all’uso di atti falsi.

L’ammontare complessivo dei proventi sottratti all’imposizione fiscale (ai fini delle imposte dirette e dell’Irap), accertati dai finanzieri, e non dichiarati al fisco per quasi  5 milioni di euro oltre a circa un milione e 200 mila euro di imposta sul valore aggiunto incassata nel corso dell’attività e mai versata nelle casse dell’erario.

L’attività ispettiva ha preso le mosse dalla sentita esigenza di tutela manifestata dai diversi consorzi e associazioni di categoria operanti nel settore degli imballaggi, esigenza da ultimo portata a maggior evidenza da diverse interrogazioni parlamentari  presentate alla Camera dei Deputati e dirette al ministro dello Sviluppo economico, con cui  veniva evidenziato che da anni alcune aziende della grande distribuzione assistono al dilagare di fenomeni illeciti legati all’acquisto e rivendita dei bancali in legno rubati (meglio noti come pallets), di proprietà delle industrie produttrici di beni di largo consumo, strumenti che permettono l’utilizzo dei carrelli elevatori per il trasferimento dei prodotti nelle aziende produttive, nei magazzini o nei centri di distribuzione.

Il particolare meccanismo fraudolento di evasione veniva attuato nel territorio perugino nei pressi delle zone industriali e della E45 e cominciava dalla sottrazione di bancali usati dai centri di distribuzione, ad opera presumibilmente di autisti e magazzinieri compiacenti, successivamente rivenduti alle stesse imprese produttrici.

L’approvvigionamento dei quantitativi di bancali, regolato totalmente in nero e senza alcun documento, veniva successivamente “regolarizzato” mediante l’artificiosa interposizione fittizia di altri soggetti economici completamente sconosciuti al fisco costituiti al solo scopo di emettere fatture attestanti la vendita (in realtà mai avvenuta) dei pallets, consentendo, agli imprenditori resisi responsabili della frode fiscale, di disporre di un “documento” che ammantasse di legittimità i costi così “virtualmente” evidenziati in contabilità. Il sistema così impostato consentiva agli imprenditori denunciati, oltre all’evidente risparmio d’imposta, di vendere i bancali in legno ad un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato, ponendo così in essere una  concorrenza sleale nei confronti dei soggetti che operano lecitamente.

La gdf evidenzia, che oltre al recupero del denaro sottratto al fisco, l’operazione consentirà di contrastare l’aumento degli infortuni sul lavoro legati al sensibile peggioramento della qualità dei pallets, proprio a causa dall’attività illegittima delle imprese suddette.